qualcuno è venuto sbattendo le ali

un angelo forse l’ho guardato in una chiesa.

Paziente il suo occhio e preciso

le labbra chiuse come un sigillo di a-mare.

Un corso di voci nel corpo immobile

a raggiungere il fondo del pozzo

la rondine nel petto che fa capriole.

Tra parole sguattere e orologi puntati

dormono suppliche in un involucro di casa.

Andrea Hubner

La tua voce giunge all’orecchio e suoni bianchi aprono la zolla.

Bellezza di un fiore reciso  

l’esercizio dell’anima divampa

antico braciere pausa al freddo rendermi.

Sul mio palmo il giardino segreto di vento bambino.

Sulla bocca una parola dimora

madre nonna nipote

un passo avanti, uno indietro

lettere minuscole riccioli d’inchiostro

- c’è una barca.

Ora che scrivo brucia la favola del lupo

la nonna mi sta accanto

sfiora il mio cappello come benedicendo

l’albero azzurro che nutre mia madre

nella pausa d’aria che io sono.

E’ l’ultimo battito

contro il chiodo più dolente

questo rosso inchiostro

che al legno affigge

l’ultima voce:

si ferma così la mano

in questa circostanza priva di luce

d’inesprimibile necessità

di conoscere il destino

di stelle distanti.

fotografia di Andrea Hubner

stendo le idee al sole di neve

hanno un corpo le cose nel silenzio rotto

d’attesa e distanza

e forse non è inverno

 

.

 

è viaggio la lontananza

l’abbandono della stanza d’argilla

e le cose che non sai dove hai messo

le tue spariscono

orme di vene

vaga l’occhio fino all’angolo

alla coda la luna diamante

lacrima il vetro

flash come lasciti succosi

e rido d’incanto

poiché niente accanto al cielo

sta fermo in un quaderno

quanto possa stare qui una firma

nel mare di nomi.

fotografia di Gianni Atzeni e un mio pensiero

.

Risalire il grembo velato

recinto di neve

tra i fori degli occhi

 

a tu per tu splendida luna ghiacciata

acqua spenta fuoco acceso

fiammifero il bianco tuo vestito

memoria dilavata

 

 

Romina Dughero

- cado ad occhi chiusi con fiducia li depongo in queste righe-

stava immobile nel farsi di una lettera, trasaliva piano al battere del volo di ogni parola, al saltello di un verso nutrito con inchiostro doloroso

-  Dammi la mano e usciamo c’è il sole e allarga il sorriso –

la invitavo a due passi sotto casa, soffocavo nella penombra di quelle pagine che attorno a me si moltiplicavano e annodavano i mobili i vasi le due piante il bianco della tendina consumata.

Premeva ogni visione e le candele e le immagini dei Santi nutrite di pane e provvidenza chiamavano una bambina al segreto di una prigione.

E disse la nuvola:

- non esiste distanza

che tu non possa toccare

non vi è parola

che tu non riesca a dire

sei bocca di verità

donami un tuo sorriso –

immersa nel tappetino dei giochi

la bimba sbriciolava sorrisi

i piedini puntellavano un prato di stelle

e fuochi di farfalle tessevano la luce di azzurro.

Nella mano sua madre teneva ogni piccola meraviglia

Elisa Anfuso

leggero il bianco baipassa il rosso e scova un suono

sgorga dalla bocca assetata

fiata una goccia

per-la

 

Mariola Ptak

E cresce come un fiore, come una nuvola fatta a cuore e dentro c’è un

gomitolo di filo, da cui si cala stella per stella  la notte, che le brilla

dentro gli occhi, che si appoggia sul suo ramo e coglie piano, piano, di

ogni foglia la direzione, dove soffia il vento e l’onda che la sorregge

la porterà lontano. AUGURI, f.

del primo desiderio

mela e cuore dentro il rosso

succosa l’essenza del volo

capriole e cadute

dagli occhi a dipanare

 

gennaio: 2012
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