marina dieul

marina dieul

 

distesa
sto coi fiori all’altezza dei pensieri
sono dentro la mia testa

io di nuovo foresta
api formiche erba un mare in tempesta
tutto il pianto tutto il vuoto
vento un sole dentro e nuvole
fino al midollo sole del mistero
nel ventricolo un battito
di pioggia leggero

elina:

traccia-parola nascosta, perduta, ricresciuta
grazie Fernanda Ferraresso

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animated gif nido e passero-

Ho tra le mani i fogli e i tracciati che Fernanda Ferraresso ha fatto crescere e disegnato e fascicolato come luoghi privilegiati dove risplende l’iride.
Leggendo si ferma il tempo, è trascinato altrove, strattonato e crea nuovi pensieri. Pensieri di un lettore che vorrebbe entrare e sostenere, fino all’ultimo colore, ogni parola sfilata di mano, ogni suo sillabario.
E’ un cielo/ciclo di traduzioni, è luogo chiaro l’inizio:

Hanno un tempo segreto quelle voci
escono dalla cucina
quando non le aspetti e si mescolano alle altre”

A tratti sfioriscono i petali del quaderno, il tempo ammala, le sillabe scuotono il giorno, tramano il vuoto.
La lingua carne smantellata imbrattata di carta” scrive il vento delle parole, scrive “frantumi di specchio” e la notte entra in corpo, mette radici nei versi-diari cresciuti.
Dove i colori si fanno scuri, in essi si raccoglie la voce, si fa sete…

View original 755 altre parole

Romina Dughero

dughero

 

Sfilano nuvole ignote dai seni

Fiori di un sogno impagliato

affollano la stanza verde

Una valigia dietro

cova un’ombra aperta

Disegna trame e pensiero

in esso infine scrive.

Turkmen Alkan

Turkmen Alkan

 

Ci sono cose
che diventano vita
Solo se dormo

.

José Rodríguez

 

E’ un problema serio, m’innamoro
di ogni persona che incontro,
m’incanto al primo filo dell’alba
e mi ferisco ad ogni parola dura.
Poi taccio, perché l’amore dissente
dal disamore, e non compete.
Mi contorce il senso di tutto questo,
lo sguardo incredulo di chi compatisce.
Ci sono i matti innamorati di tutto,
ma sono pochi.

copertina erano solo tre-ciliegi-g

 

I tre racconti che incontro in “Erano solo tre ciliegi” di Serena Castro Stera sono passi ritrovati in un territorio e dialogo che s’apre e induce a parlare.

Pagine attraversate dal vento freschissimo e impetuoso e veloce delle parole, agili capriole di fatti,volti,voci, memorie e ombre.

Uno sguardo onnicomprensivo sul mondo unito ad esprimere il proprio rapporto con la natura in termini di prossimità connotano le tre storie che si porgono come atto di restituzione all’altro (il lettore) di un’esperienza ricevuta.

Se vi è un filo sotteso agli scenari narrati potrei trovarlo nel tempo poiché qui esso diventa materia.

Vi è un tempo che si tocca, si sente, si vive come proprio, si reinscrive incarnato e questo lo osserviamo in Jamila, poi vi è un tempo che scivola estraneo, una superficie-oggetto che produce, nel suo trascorrere, dolore e lo ritroviamo in Ursic, l’altra protagonista femminile del primo racconto.

Al tempo così diversamente atteggiato corrispondono i sentimenti e l’atto relazionale che connota le diverse figure. Jamila ama la vita, quella che porta in grembo e la sua, tanto da unirla alla sorte di “tre bellissimi ciliegi centenari”.

In lei è il sogno e la sua felicità potrà compiersi solo nel rispetto di quel filo che la lega, intimamente, alla dignità della natura. Abbattere quegli alberi vuol dire sacrificare tre vite.

 

‘…

Quella mattina si svegliò decisa a provarci. Cucinò una focaccia

al curry da portare in dono e l’avvolse in un panno umido per tenerla

fragrante. Si spazzolò a lungo i capelli neri riflettendo sulle

parole che avrebbe usato nel perorare la causa rendendosi conto

che, a orecchie dure, la questione poteva sembrare inconsistente

seppure per lei le ragioni erano tutte evidenti nella forma di tre

bellissimi ciliegi centenari.

Tre vite, mille piccole vite, linfa di tronco, gemme e poi foglie e

frutti e noccioli sputati e insetti e vermicelli grassi di frutta e uccelli,

nidi, cornacchie, riposo di migratori in transito e un giorno

quel suo prossimo figlio che si arrampicava.

Prese l’automobile e andò.

…’

Diverse sono le ragioni di Ursic, custode di ricordi legati alle tragiche vicende che hanno segnato quelle terre.

 

‘…

Una volta i vecchi

li rispettavano. Il loro ‘no’, era no e basta. Lei non ha rispetto della

mia vecchiaia, della mia memoria. Potrei avere una ragione ben più

valida delle sue debolezze da donna incinta”. Stette un po’ in silenzio,

come raccogliendo le idee, appoggiando le mani asciutte

allo schienale della sedia di fronte alla sua.

“Viene qui con il suo pancione e le sue focacce a tentare d’intenerirmi!

Qui il cuore non c’entra. Sono le ragioni della mia memoria

di fronte alle ragioni dei suoi sogni”. La voce rotolava ruvida

come i sassi di un ghiaione.

“In quel pezzo di terra potrebbe esserci seppellito il mio cane,

potrebbe essere stato versato sangue in guerra. Ho le mie ragioni

e a lei deve bastare. Deve fidarsi di me, deve rispettarmi. Il mio

mondo vale meno del suo sogno? Ora vada, ho da fare”, disse. Ed

incurante di vento e foglie che entrarono in un sabba gelido, le

tenne perentoriamente aperta la porta.

…’

 

Alla fine gli alberi saranno abbattuti poiché l’esigenza di una casa per Jamila impone il sacrificio della loro tenerezza.

Negli altri racconti l’albero e il rapporto con il giardino-terra alludono all’atto dello scrivere, momento poetico e tenerissimo, che diventa giardino in cui stare, da coltivare anche in silenzio, con voce propria, ogni giorno, per far affiorare e fiorire la bellezza di trovarsi nel mondo.

Riecheggiano in me alcuni versi, sono di Marcos Ana, li lego a questo foglio e attimo di voce.

“La mia casa e il mio

cuore

mai chiusi che passino

gli uccelli, gli amici,

e il sole e l’aria”

Sia buono il tempo di ogni nostra lettura poiché dalle parole e dai colori che esse portano quotidianamente traiamo sostanza e terra.

stampa coreana della dinastia Joseon (1392 – 1910). Farfalla e fiori di Glicine cinese di Xu Xi, 950 ca.

Farfalla e fiori

 

Un’attimo di stanchezza
e tra un prima e un dopo
la vita passa intera
E’ un fiore vicino
è un sogno di acqua

.

Shoko Okumura

Shoko Okumura

 

Gocciola d’attesa

l’ultimo gradino

E’ zuffa estiva

Catrin Welz Stein

Catrin Welz Stein

 

 

“…Mi sta nel palmo una luna di petali
un filo di specchio tra un prima e un dopo…”
(Elina Miticocchio)

Allora anche la neve ci proteggeva
noi ascoltavamo dormendo quel bianco crepitare
mentre la gatta annusava la febbre
che ci aveva preso
in un corpo che non la smetteva di parlare,
che non finiva di credere,
nel centro della stanza si posavano gli occhi
a fissare ostinati un mutare onnipresente
nel sottostante tic e tac di una luna sempre più precisa.
(Nicoletta Nuzzo)

Foto di Anna Celani

Anna Celani

 

 

Donna, come ti chiami? – Non lo so.
Quando sei nata, da dove vieni? – Non lo so.
Perché ti sei scavata una tana sottoterra? – Non lo so.

Da quando ti nascondi q…ui? – Non lo so.
Perché mi hai morso la mano? – Non lo so.
Sai che non ti faremo del male? – Non lo so.
Da che parte stai? – Non lo so.
Ora c’è la guerra, devi scegliere. – Non lo so.
Il tuo villaggio esiste ancora? – Non lo so.
Questi sono i tuoi figli? – Sì.

Wislawa Szymborska

Gregory Colbert

Gregory Colbert

 

 

E non c’è poeta che tenga
se nel cuore ha la menzogna.
Lingua di fogna
penna disonesta…
non è poesia quello che resta.

E’ un fiore nudo
uno specchio
un’illusione
un cartoccio d’inganno.

I poeti lo sanno.

Marina Marcolin

“Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno” testi di Silvia Vecchini, Illustrazioni Marina Marcolin. Edizioni Topipittori 2014marina marcolin

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