Stai sfogliando l'archivio mensile di settembre 2010.
la luce ridotta a pallore mi trattiene legato all’àncora
di questa maledetta dissolvenza che annebbia
[Com’è lui, con che occhi ti ha cercata
e le mani, ha le mani?]
Sebastiano A. Patanè
.
“l’inaspettato” potrebbe essere il mio silenzio
lo stupore nasce spesso dagli occhi che sanno il pianto
asciugati facendo sbadigli
eccolo di nuovo lo stacco
immancabile stanchezza di vedere
o essere guardata come oggetto – di vetrina
riparto dallo straccio
mi incurvo a cascare da voli ricomposti
spoglia oltre la presenza illuminata
mi resta una pietra per centrare il bersaglio
eppure lo dipingo a colori
tra nebbie che ho scartato
.
una porta il vento e scoperchia i tetti
tra le ferit(oi)e cerca riparo
fa compagnia ai pochi pensieri
sparsi come vecchie scarpe
spaiate, disseminate
lascia ammutoliti a volte
i semi seccati
come pensare a un orlo mentre mi sei abito
all’asola quando apri ogni mio pensiero al giorno
Anna Maria Salvini
.
Giocose, variopinte come i pavoni
una in caduta libera al centro della mano
ha lasciato un segno breve
come fosse un cubetto di ghiaccio
una grandine in pieno settembre
piume per voli improvvisi
incurante del peso-materia
scivola come linfa, sangue
nel mio tronco tinto di rosa antico
commoZione tra pareti di breve sostanza.
inseguo i miei occhiali
non ricordo dove li ho lasciati
li ritrovo miopi ed insicuri
tra fogli accartocciati
.
sono viva per miracolo
ho difeso un ragazzo dalle sue ombre
sono scesi dall’auto, volevano picchiarlo
mi hanno gridato di farmi i fatti miei
ho temuto per le nostre vite
poi sono andati via quegli occhi vili
.
soccorsa da una voce di pietra
ho proseguito il cammino.
Mia madre ha fuso cioccolato dentro i miei occhi
rimestato a fuoco lento mentre bruciava parole e rime
l’acqua che scorre intorno alla mia pietra
riporta ancorati i suoi rami.
Lei di legno
è un albero fatto di radici tese
versa la profondità dall’alt(r)o.
Mille promesse alla vita invento
ho ancora rose tra i capelli
Ogni sera lei me le scioglieva
per metterle al balcone sotto le stelle
accendeva il suo mare.
Separazione attesa e ritorno
morbida distanza tra le coperte fiorite di limoni.
Una lettera insperata mi ribalta
il presente è passo del passato
-Scegli
tu figlia mia -
Una fascia d’acqua cristallina ieri
arcobaleno il mio oggi incompleto dentro quel mare intatto
Vorrei chiudere il cerchio
aprirmi la f(r)onte
farmi adesso acqua e marina.
una perla che goccia dall’albero che sfittisce
lo scroscio di applauso nel cupo del mattino
nel rosso dell’uva pigiata impazzite
mosche ballerine cercano il bandolo
della matassa di migranti e ormeggi
omaggiano la memoria in raccolta
le scaccio, le schiaccio
devono dimenticare la strada germana
il freddo riottoso sia mio luogo di sirena.
Jennifer Gordon
il territorio del distacco
scavato a mani piene
tenta di stabilire se
le zebre sono bianche a righe nere
o nere a righe bianche
e se il bicchiere vuoto va riempito
con la volontà di esistere oltre
il petalo offerto della rosa
stretto al petto come a(r )ma reietta
una lancia nascosta da sguainare
tra le pieghe di sorrisi di gelo
Jamie Heiden
la memoria già scolora
il gomitolo di lana tra le mani
lo stringevi al petto quasi una reliquia
lasciami avvolgere un giorno ancora
in tua compagnia fammi restare
ed io a dirti non possiamo restare sotto il tavolo
e tu allora vai a prendere gli spartiti, fai presto
eccoli gli spartiti, in ordine
ora andiamo, si fa sera
le ho dato il braccio
appena la porta si è chiusa si è stretta nella giacca
ora sei di casa figlia mia
non ho avuto il coraggio di dirle che non sono
la visione che torna e vive la mente
ci siamo avviate in fretta lungo il cortile
ciascuna senza fogli di via
17 settembre 2010


![gabrielpacheco1[1]](http://elina11.files.wordpress.com/2010/09/gabrielpacheco11.jpg?w=300&h=300)







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