Stai sfogliando l'archivio mensile di gennaio 2011.
Duy Huynh
stavi ore e ore nella stanza colma di libri
in ascolto del cuore pulsante che avevi tra le mani
tracciavi segni rosso blu e memoria
guai disturbare il silenzio della camera
stavo seduta e guardavo la macchina da scrivere
faceva buona compagnia
e in fondo un gran rumore muoveva l’aria
i pensieri si facevano sottili come pesci
riottosi all’amo da cucito
raccoglievano soli in uno stare ripiegato
un faro il tuo studio paziente
un mondo migliore per la tua famiglia
Dietro le mimiche facciate
dentro la sintassi di un raro battito di ciglia
-gesto cadenzato di breve moneta –
sta una giornata di memoria dedicata
uno strappo, un lamento in percorrenza di fiato
al galoppo la storia brucia sentenze e ordinanze
cenere di occhi e mutilata luce
vinti in apparenza
naufraga in un teatro mare la storia.
Duy Huynh– cumulus curiosity
Un salto, un passo, un ritorno..una promessa non è un debito, ma un dolce ripensare alla voce che dentro sussurra e urla, sorride e piange all’unisono. Ci sono, ci siamo tra prosa e poesia quasi una passeggiata per sentieri dell’Io a volte non troppo nascosto, a volte troppo non visto, troppo spesso dimenticato..ed ecco che, iniziando da un mese per me speciale, quale è ottobre, scorro parole e temi che subito faccio miei senza troppa fatica, che immediatamente riconosco e conosco nuovamente e subito ‘abito’anche come vestito. E allora mi avvicino…
‘Ho un temporale nella bocca’
parole\gocce ristoratrici traditrici
a volte necessità\bisogni
come sanno esserlo gli stessi sogni
quelli veri mischiati ai pensieri,
quelli in cui speri..
Spazio ed aria per quella natura che sostituisce la parola scritta al silenzio della bocca, alla stretta delle labbra specchio di quella del cuore, allo sguardo lontano che per primo scorge forse quello che mai verrà visto dagli altri.. Mi innesto così sull’albero-ferni dalla radice buona, anticipando la primavera e volo verso un maggio speranzoso di fiori chiedendomi con lei ‘Quanto ancora’ di tempo occorrerà semplicemente per essere felici, per trovare la fonte, l’origine, l’alfa, il Sole…
[…] ‘e densamente dalle profondità del solco imparare’
l’attesa che diventa gioia
la conoscenza che apre vie
la notte che contempla le stelle
ed il giorno che abbraccia la luce..
Un domandarsi continuo scorre nei versi di Fernanda e sulla mia pelle, come sulla terra di questo oggi che ha smarrito l’attimo dello sbocciare di un fiore e soltanto nella sera della stanchezza ultima prova ancora a cercare in un caldissimo luglio ‘indizi’ di quanto ha perso..
[…] ‘travasa in ciascuno una striscia di cielo’
il Sole maestro d’elementari
insegna ad eterni fanciulli
la strada..
E con l’azzurro, il colore della mia visione del domani, chiudo il mio meraviglioso viaggio tra i cieli di Fernirosso con l’astro a me più caro, più sentito e più cercato e a volte meno visto..
Inverosimile, può sembrare, ma a volte proprio ciò che ci appare più chiaro e più vicino è quanto meno conosciamo..
Grazie ad Elina per essere stata il ‘ponte’ tra me e questa splendida realtà.
*
http://fernirosso.wordpress.com/?s=ho+un+temporale+nella+bocca
http://fernirosso.wordpress.com/2010/05/31/quanto-ancora/
http://fernirosso.wordpress.com/2010/07/31/indizi/
Jerry Uelsmann
http://fernirosso.wordpress.com/2011/01/06/in-un-legno/
*
Non so quante volte abbia letto questa scrittura, tante da impararla a memoria.
Ora che ne scrivo mia madre racconta che da bambina non sopportavo le poesie imparate mnemonicamente.
La maestra si stupiva della cosa mentre la mia famiglia si abituava a trovare una lettera sotto il piatto all’ora della cena. Se ripenso a quelle poche righe incerte ritrovo la barca dei pescatori, le storie di mare, le loro mogli che indossavano scialli neri.
Mia madre leggeva ad alta voce il racconto, poi lo ripiegava e lo faceva scivolare nelle tasche del grembiule. La lettera assorbiva il profumo della minestra poi delle faccende domestiche, infine prendeva posto in camera da letto, nell’armadio grande dove erano riposti i soldi e le pagelle.
Qualche anno fa ho chiesto a Camilla se ancora fossero in quel luogo le storie del mare. Era tutto al solito posto, in ordine e in evidenza la barca delle prime essenze.
Leggendo fernirosso è difficile scegliere un testo, una sola pagina di rapimento.
E’ mia abitudine stampare e conservare in una copertina di cartone le pagine dell’incontro.
Una la lascio interamente alla visione unendola ad una mia nota di lettura ad indicare la scelta.
Cerco l’ingresso
e cerco il filo
Arianna lo scelse dal suo stesso sangue
.
e cerco il mio amore
tra chiavi di suoni e viole di sole
il mio amore sfuggito senza la chiave di un dove.
.
Cerco una storia che mi navighi a vista
tra il tempo che è mio e quello del sogno
cerco una strada anche dentro la voce
.
dentro la pelle del toro disteso sulla sabbia
che dorme dentro un’ora fatta d’oro e sotto l’orlo della sera
lo copre come un bimbo che rincorre la sua corsa.
.
Cerco e mi cerco scrivendomi nel fianco
le parole che non hanno un costo
le parole che non fanno danno
.
il fiore che mi turba e non ha un posto
per crescere e morire come il fiore della vita.
Cerco la falce corta di una luce lesta
.
che non si arresta appena si fa buio e cerco la prospettiva storta
di una storia ancora onesta.
Ma dal centro di me stessa come da una sola stanza
.
sento filiare il tempo ogni suo arcuato movimento
sento il disordine scostante scardinare il vento
dagli assi dell’androne fino a quassù più in alto
nei quartieri di un piccolo fermento.
.
E finchè la vita mi appaia nella corsa
attraverso le fessure del mio sogno
apro l’uscita dove l’obliquità è regno del tempo
e Arianna scomparsa dentro il disordine di un passo
mi riappare.
http://fernirosso.wordpress.com/2010/11/11/cerco-lingresso/
*
Un giorno mi dicesti di cercare l’inizio
il filo d’amore continuo e teso
come corda d’acciaio invisibile ad occhi aperti
imparai ad annusare l’aria di pioggia
il suo respiro farsi accogliente
mai cercai la sua fioritura
ritardai di spalancare le ali
Dedalo bambino le aveva lasciate in una scatola
non la volli aprire
erano nuvole durevoli e salde a fare compagnia
e solitudini spezzate con fede
un tesoro chiamato miracolo dentro la voce
tempo, tempio, navigazione, attimo
T. Setowski
altalenava la parola elastica
di vecchio grammofono tra pendoli a cucù
chi il pittore del vasto scenario
chi moltiplicava stelle e le chiamava rose
una rosa al vento, una canna sferzata dalla neve
un treno lanciato in velocità alla luce di lanterna
magica ombra capovolta il cinguettio
il passo leggero tra i rami d’albero antico
e pioggia a bagnare il cuore
un tonfo di sasso nell’acquario
la fuga intrappolata di un segno sul foglio
sottile transito tra pareti di pietra
e gigli di mare.
Un intervallo il tempo della pagina
un vago asse, un punto
dentro il mio quaderno degli ap-punti.
*
di seguito la pagina dell’incontro
http://fernirosso.wordpress.com/2008/03/26/e-s-componendosi-che-si-ri-compone/
Anselm Kiefer
Un treno fischiava nel mio corpo
la stanza tinteggiata a fresco mostrava
lo specchio a riflettere un sorriso beato
di rinascita
aspettavo che arrivassi e già sentivo
passi piccoli accorrere
avevo scritto una favola fin dalla partenza
non sei mai arrivato
la polvere ha coperto la mia pazienza
ho imparato a non desiderarti
carne della mia carne
anima della casa
tempio di un giorno che scalpita amore
Gabriel Pacheco
Nel riposo che avanza come un vagone su consunte rotaie
tra le ciglia che si richiudono come portoni senza memoria
ti ho vista seduta accanto al mio letto
ferma nel gesto, quasi in preghiera
volevo trattenerti come se fosse una riga di scrittura
l’impronta che lasciavi sul foglio quando mi insegnavi a leggere
in una giornata tessuta nelle tasche scucite
nelle balze di una storia di cartone
animata mi sono girata sul fianco
aprire volevo l’uscio della visione
perdendoti nella sillaba di un saluto
Mi preme evidenziare una precisazione fornita da Fernanda sull’argomento di cui leggete (o avrete letto) in basso:
“La mia iniziale idea era un’altra,a dire il vero, e cioè mi sarebbe piaciuto sapere in che modo chi legge avrebbe scelto dei testi apparsi qui, producendo in proprio una raccolta di testi. “Strappando”,metaforicamente, da questo block notes i testi che più sono piaciuti, il lettore compone il suo quaderno,anche perché non è detto che tutti scrivano a loro volta.
Elina ha poi elaborato a modo suo la mia proposta, proponendo un altro genere di lavoro, ma questo implica che il lettore sia anche qualcuno che scrive,cosa invece non indispensabile, a mio modo di vedere”.
Poiché pensiamo che le due idee possano camminare entrambe vi invitiamo nuovamente all’adesione.








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