Stai sfogliando l'archivio mensile di gennaio 2012.
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Barcollavo tra la luce che sgattaiolava fuori e il chiarore di una riga
-Fu mai neve il bacio dell’amato e coraggioso il tramonto?
Di nebbia un anelito un sussurro quasi celeste
raccoglie i legacci dell’erba la soglia
..
Luce ovattata scucita dal sonno avvolge il corpo
traguardato un pesce conduce la ruota dei giorni
Li conta
Tra figurine scarne di sole il vento
cantilena (il volo) tra i primi flutti
qualcuno è venuto sbattendo le ali
un angelo forse l’ho guardato in una chiesa.
Paziente il suo occhio e preciso
le labbra chiuse come un sigillo di a-mare.
Un corso di voci nel corpo immobile
a raggiungere il fondo del pozzo
la rondine nel petto che fa capriole.
Tra parole sguattere e orologi puntati
dormono suppliche in un involucro di casa.
Andrea Hubner
La tua voce giunge all’orecchio e suoni bianchi aprono la zolla.
Bellezza di un fiore reciso
l’esercizio dell’anima divampa
antico braciere pausa al freddo rendermi.
Sul mio palmo il giardino segreto di vento bambino.
Sulla bocca una parola dimora
madre nonna nipote
un passo avanti, uno indietro
lettere minuscole riccioli d’inchiostro
- c’è una barca.
Ora che scrivo brucia la favola del lupo
la nonna mi sta accanto
sfiora il mio cappello come benedicendo
l’albero azzurro che nutre mia madre
nella pausa d’aria che io sono.
stendo le idee al sole di neve
hanno un corpo le cose nel silenzio rotto
d’attesa e distanza
e forse non è inverno
.
è viaggio la lontananza
l’abbandono della stanza d’argilla
e le cose che non sai dove hai messo
le tue spariscono
orme di vene
vaga l’occhio fino all’angolo
alla coda la luna diamante
lacrima il vetro
flash come lasciti succosi
e rido d’incanto
poiché niente accanto al cielo
sta fermo in un quaderno
quanto possa stare qui una firma
nel mare di nomi.




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