Nel bianco e nel verde

Photography by Katia Chausheva
Copyright © Katia Chausheva

Katia Chausheva

Nel bianco che affolla la mente
nel verde che la congiunge al cuore
apro le porte al mio giardino
un luogo semplice e profondo
in cui corro coi pensieri
nel folto delle paure
nella pena del buio

.

Raccontami la nostalgia
il canto dei prodigi
lo scrigno è ancora colmo

pochi petali per sfogliare
un sogno di madreperla

.

Al risveglio sto sulla porta
ho reliquie di favole
ancora mi tingono gli occhi
vorrei portarle al tuo sguardo
in un fazzoletto di stoffa buono
il mio sfiorato dono

.

rifiorire
ripiantarsi ogni giorno
nel sole e nelle stelle
nel pianto nel sorriso
ritrovarsi foglia rossa
mossa al passaggio
del vento che sillaba
la bocca

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Elina Miticocchio

Grazie a Cristina Bove per avermi voluta come ospite del blog “Il giardino dei poeti”

il giardino dei poeti

Le stanze di elina miticocchioElina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo
SECOP edizioni 2016

Io sono qui

Sotto di me vedo passare uomini solitari

Nessuno incrocia il mio sguardo

Il mio sguardo è una preghiera per il mondo

e per il prato

Sul prato un giorno vorrò stendermi

a braccia piccole e aperte

chiamerò il cielo

senza parole, senza domande

Non avrò stanze di solitudine

Solo nel viaggio il saluto

e un segreto al posto del buio

Sarà compimento

(pag. 57)

Sono nata sull’acqua

Sono nata sull’acqua

protetta, odorosa di fiori innocenti

quasi dipinta nel semicerchio di un arcobaleno

la mia prima stanza è stata mia madre

la sua paura che non vedessi la luce

avevo sete di terra e di foglie

– non ho avuto figlie

trasparenze che ho acceso

come passaggi lunari

ora cammino e invento

piccole lanterne e preghiere

per rischiarare il buio della casa

(pag…

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Elina Miticocchio, poesie da Le stanze del vento

Poesie da Le stanze del vento (Secop edizioni 2016 – prefazione Angela De Leo) e nota di commento di Anna Maria Curci

Poetarum Silva

miticocchio_stanze

Elina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo, SECOP edizioni 2016

Le stanze del vento trova nella  mano che ne tratteggia linee e ne dipinge, alterna e sfuma i colori l’unitarietà della visione poetica di Elina Miticocchio, che, raccolta dopo raccolta, sta vivendo  una progressiva maturazione. Lo sguardo percepisce i moti dell’animo ‘al cospetto delle cose’, anche i più lievi, quasi impercettibili; rievoca e ricostruisce l’universo bambino,  con il costante alternarsi e fondersi di nostalgia e anelito fiducioso. Dai quattro elementi, tra i quali l’aria e l’acqua rivestono un ruolo di primo piano, scaturisce l’energia che anima i versi. Non preoccupazioni di metrica sono il soffio dei versi, ma una tensione costante ad afferrare e condensare l’attimo dell’impressione ‘felice’, ovvero piena. Più che musicale, dunque, è una poesia figurativa, con una predilezione, pare a chi legge, della tecnica dell’acquerello. La ricerca della luce è da intendersi…

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brevi

@copyright Caterina Arciprete

Caterina Arciprete.jpg

.

Un punto di sospensione
dentro gli occhi
Potremo mai osservare
dentro l’infinito?
Anche un albero e’ infinito
e ci sorprende perderci
nel suo sguardo

.

quali meravigliosi semi e radici e vermi e vento muovono i miei passi
stamattina camminavo su un sentiero dove antichi solchi facevano gradino, ero su una scala di foglie e il legno profumava di immenso

Mariangela Ruggiu legge Le stanze del vento di Elina Miticocchio

copertina-le-stanze-del-vento-1

Le stanze del vento di Elina Miticocchio (Secop edizioni 2016) sono l’invito che l’autrice rivolge ad ogni lettore a percorrere con lei un viaggio interiore alla scoperta dei mondi che ci abitano e di cui siamo, spesso, inconsapevoli.
Sfogliando le pagine ci avvolge un vento ricco di voci, di sorrisi e di tristezze, spesso di silenzio e di attesa, un vento che ci parla con voce femminile, di bambina che si scopre anello di continuità con altre bambine-madri mentre il tempo lascia un segno sempre più nitido del percorso che porta alla consapevolezza di donna.
C’è una donna in germe in ogni bambina e fiorisce mentre quel percorso si riempie di bianco e di colori, di sogni e di suoni, di visioni. Elina Miticocchio dipinge un mondo in cui l’infanzia è bene prezioso, ricco di doni, radice del tempo futuro, e genera il coraggio che fa forti le braccia e il cuore per i domani pesanti che verranno.
Ma non è solo sogno… arrivano anche le ombre che prendono il posto dei ricordi, vanno a riempire lo spazio della memoria, le voci antiche si fanno lontane nel tempo di ieri, allora l’autrice legge la vita come la trama di una tela ricamata di silenzi, scrive il bisogno di conservare le proprie radici, scoprire nei gesti semplici lo scorrere del tempo e l’armonia delle visioni di bambina, consapevole che viene sempre un altro tempo che porta parole che dicono solitudine, dimenticanza, viene la consapevolezza del dolore; bisogna farsi coraggio, entrare nel buio e nella pioggia e percorrerli per poi rinascere, conservando nella mano la traccia, il solco che ci ha accolto, la tenerezza di chi ha scritto per noi un’eredità di gesti e di parole.
Bisogna , prepararsi alla distanza, alle mancanze scandite dagli orologi, quando i sogni diventano di argilla ma ogni tanto lasciano cadere una parola da cui nascono visioni, segni come luci che indicano la strada.
Le visioni diventano ponte, uniscono la terra al cielo, il sogno al bisogno, aprono la porta a nuove consapevolezze. Il vento nasce dalle parole e le accompagna da un tempo all’altro, le parole di bambina ora si aprono ai colori forti di donna, seguono la traccia del tempo vissuto, la magia dei ritorni.
Quando lo spazio si restringe e si perde la strada il vento percorre tutte le stanze che siamo e ci riporta i colori del cielo e un vestito nuovo d’innocenza che dobbiamo adattare al nuovo corpo di noi.
Ci sono momenti solo di silenzio, sembra il dire un esercizio inutile, poi dal silenzio inizia una metamorfosi, la bambina non si accontenta più del bianco, germina il rosso tra le sillabe, il vento porta nuove pagine.
Siamo un alfabeto in codice, c‘è un seme in noi di cui crescendo perdiamo il ricordo, è il filo che ci lega di madre in madre, noi che generiamo figli di parole, e custodiamo nel pugno chiuso il seme dei semi, il mistero del nostro essere per farne vento, o poesia.

Sapevo dove trovarti – da Le stanze del vento.Prefazione di Angela De Leo, SECOP edizioni 2016

Illustrazione di Glenda Sburelin

Glenda Sburelin

 

Stavi ore e ore nella stanza colma di libri
in ascolto del cuore pulsante che avevi tra le mani
tracciavi segni rosso blu e memoria
guai disturbare il silenzio della camera
stavo seduta e guardavo la macchina da scrivere
faceva buona compagnia
e in fondo un gran rumore muoveva l’aria
i pensieri si facevano sottili come pesci
riottosi all’amo da cucito
raccoglievano soli in uno stare ripiegato
un faro il tuo studio paziente
un mondo migliore per la tua famiglia