Per ricucirti a me

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opera di Felice Casorati

Felice Casorati

Per ricucirti a me

Madre di zucchero

Aspetto il sorgere del sole

Nella neve che ti fece bambina

Creatura e universo

Dentro di me

Piccola creatura

Eppure nel rosso ho trovato pagine chiare

Un biancore

Come se fossi io un alfabeto in cifre

.

dal mio libro LE STANZE DEL VENTO
SECOP edizioni 2016, collana “I Girasoli”

Doni

Foto di Anna Serrato

Anna Serrato

Tra i regali del vento trovo le chiavi della mia partenza.
Non cercherò una casa ma una nuvola su cui posare il mio piede e restare
in equilibrio per ricevere una carezza
come questa notte una ventata di fiori
mi ha coperta
e così rinata attraverso il giorno

21/01/2017

i miei fogli da Le stanze del vento letti da Nina Maroccolo

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LE STANZE DEL VENTO, Secop edizioni 2016

Eppure una lieve carezza di solitudine e di nostalgia permane nell’opera di Elina. L’incantamento di cui ci fa dono rammenta il volo degli uccelli prima della pioggia: un volo basso, rasente quel sentimento terrestre che pur non sfiorano.

Sembra un ossimoro. Il volo di lassù non è poi tanto diverso dal volo di quaggiù: la differenza è che noi siamo angeli con un’ala soltanto, e sbagliamo come esseri umani, mirando a una perfezione appartenente a molteplici dimensioni – nell’abbraccio.

E i versi di Elina ci sospingono nel canto dell’Angelus mattutino, fra le tinte acquarellate e dolcissime dei paesaggi.
Tutto accade. Come nell’universalità di Emily Dickinson.
Se c’è stata una donna che ci ha illuminato di fermezza, con la sua potente, sommessa indimenticabile voce; la parola sussurrata in un respiro, o in caduta libera; creatura di cielo e di terra: questa donna e poeta è Emily.
Elina si avvicina molto a quel sentire. Anche nel dolore privato, alla sua gnosi.
Ed è Bellezza. E’ preghiera inestinguibile…

Violetta

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Opera di Lucia Campinoti

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Si chiamava violetta la stanza di mio padre
Dalla finestra guardavo tra il folto delle foglie
una piccola gazza ladra
e spesso le lanciavo briciole
unite ai miei pensieri e al vento
C’era poco vento quel giorno
in cui lo vidi allontanarsi
sotto un ampio mantello di neve

 

“Le stanze del vento”

E basta la luce di una lanterna per vedere il disegno delle tracce scomposte, c’è cura e fiducia e preghiera in “un poco” che è particella che illumina ogni cosa: “ora cammino e invento/piccole lanterne e preghiere/per rischiarare il buio della casa”.

Nicoletta Nuzzo

 

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Nicoletta Nuzzo per “Le stanze del vento”(SECOP edizioni, 2016) di Elina Miticocchio

Come per un incantesimo della Fata Buona le dita di Elina Miticocchio gemmano rami-parole che portano promesse di fioritura, di stupore dinanzi alla forma che si sprigiona e appare.  Ci sono tre generazioni di donne, la sua, quella della madre e della nonna ad intrecciare l’ordito “dell’essere in volo” dentro ad un vento che sguscia e poi ritorna alle stanze della memoria, un vento che innalza al cielo come in un quadro di Marc Chagall: “se alzo un dito mi raggiungono fenicotteri rosa/mongolfiere e astronavi da farmi girare la testa”.

Il vento-anima toglie peso alla materia che ci atterra nel soffrire: “Vorrei chiudere il cerchio/aprirmi la fronte/farmi adesso acqua e marina.” E non c’è addio nel per sempre dell’infanzia, il padre è per sempre ed Elina sa dove trovarlo: ”Stavi ore e ore nella stanza colma di…

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