opera di Loetitia Pillault

Loetitia Pillault

 

 

 

 

dov’è la mia bambina,
avete portato via la mia bambina
senza dirmi nemmeno perchè
senza dirmi nemmeno dove

aveva il respiro di un giorno
gli occhi color del cielo
un fiordaliso tra i capelli
e la voce soave di un angelo

avete portato via la mia bambina
che aveva il respiro di un giorno

che aveva la voce di un angelo

Vladimir Pajevic

opera di Vladimir Pajevic

.

(fa’ che)
la nostra sostanza
la sua stessa fame
sia magistero di silenzio

(fa’ che)
nella rinuncia
alle cose, ai voli effimeri
possiamo abitare i nostri unici nomi
ed essere meraviglia
e chiarezza
Di bocca in bocca
essere
passaggio

 

 

 

 

 

immagine di Sonia MariaLuce Possentini

Sonia MariaLuce Possentini

 

che azzurra come il cielo
giunge al cuore

c’è una parola
respiro d’argento
che canta
d’amore le labbra

c’è una parola
che non ha paura
di guardare l’amore negli occhi
e ha il coraggio di divampare
come un incendio
e sorprendere il cuore

Mariangela Ruggiu

 

quando compro un libro lo trattengo prima di leggerlo, lo sfoglio, ne accarezzo con le dita la ruvidezza, sfioro le parole, capita anche che lo legga velocemente per la curiosità, ma la lettura vera inizia quando sono pronta ad ascoltare
i SEMI DI PAROLE di Elina Miticocchio sono arrivati da un po’, dopo averli letti
con la curiosità di scoprirne la meraviglia, ho ripreso spesso in mano questo librino perché mi piace sentirne la consistenza, apprezzarne gli spazi bianchi
è una bella pubblicazione, curata, pulita
è bella la copertina di cui amo l’immagine, i colori
così inizio davvero a leggere, all’inizio sono legata un po’ alle mie impressioni del libro “Per filo e per segno”, ma i primi testi mi prendono subito per mano come ad accompagnarmi nella lettura, sembrano semplici, discorsivi
“ti ho vista seduta accanto al mio letto”
e poi
” ti ho persa nella sillaba di un saluto”
sono le presenze che ci accompagnano, che vorremmo trattenere ma non si può, così ci lasciano
“una riga di scrittura”
sono semi di memoria che germinano sorrisi di luce, quella luce da aprire nei “serragli di buio”
sono parolepane per i giorni di fame, sono terra che lascia segni come respiri…

Beatrice Impronta

 

Semi di parole – l’ultima preziosa plaquette (Exosphere Plaquettes) di Elina Miticocchio che raccoglie poesie come fiori freschi e respiri a cuore aperto in una campagna desolata in compagnia di sole piccole intense emozioni.

In copertina: “La Bellezza e la Primavera” – Digital Collage di Federica Galetto Nightingale

immagine di Phan Thu Trang

Phan Thu Trang

 

ho riscoperto i pastelli a cera

le loro ombre di colore tra i tetti

e le iniziali dei nomi

ho ritrovato i pensieri del vento

il fruscio delle parole sottovoce

infine la bellezza delle cose fragili

mi ha parlato

dall’arcobaleno del suo pianto

immagine di Isabella Faro

isabella faro

 

caro cuore che sei azzurro
perchè sai leggere il cielo
io ti chiedo di portarmi le storie dei gabbiani
di insegnarmi a raccogliere il vento
il mio destino che da qui
porta alle stelle
fino ai pesci, fino alla notte
dentro l’aria tutta in cui volare

immagine di Svetlana Rumak

svetlana rumak

 

ascolta
l’impronta del seme
segui il contorno delle parole
senti col dito dove s’incurvano
sillaba un percorso
di pane scucilo alle stelle

 

hör
dem Abdruck des Samens zu
folg dem Umriss der Worte
fühl mit dem Finger dort wo sie sich verkrümmen
Silbe ein den Sternen
abgetrennter Weg aus Brot

Elina Miticocchio

(traduzione in tedesco di Anna Maria Curci)

Immagine di Glenda Sburelin

glenda sburelin

Nel sonno che avanza come un vagone su consunte rotaie
tra le ciglia che si chiudono come portoni
ti ho vista seduta accanto al mio letto
ferma nel gesto quasi in preghiera
volevo trattenerti come se fossi
una riga di scrittura
l’impronta che lasciavi sul foglio
quando mi insegnavi a leggere
nelle balze di una storia di cartone

animata
mi sono girata sul fianco
volevo aprire l’uscio della visione
ti ho persa nella sillaba di un saluto

opera di Tony Hernandez

Tony Hernandez

 

apro la mano a raccogliere
il no che cade dalla tua bocca

da qui lo guardo, e lascio uno spazio di terra scura
e un fiato caldo a farlo germinare

ci sarà sempre un cielo abbagliante
a confondere questo perdersi per ritrovarsi
o mai più ritrovarsi

ma tra le dita conservo
l’impronta delle parole, quando abbiamo scritto
del sempre pensandolo adesso

settembre: 2015
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