Appello per “La Dimora del Tempo sospeso”

Condivido l’appello di Antonio Devicienti

Via Lepsius

 radio

Ancora una volta le pubblicazioni sulla Dimora del tempo sospeso sembrano dover subire una battuta d’arresto.
Da questo marginalissimo angolo del web ch’è Via Lepsius faccio appello a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della Dimora affinché sostengano la creatura di Francesco Marotta; non so bene perché la Dimora trovi, da un po’ di tempo a questa parte, difficoltà a continuare le proprie pubblicazioni, ma, per quanto mi riguarda, non ho remore ad affermare che proprio la Dimora del Tempo sospeso è, per me, lo spazio più libero, più propositivo, più stimolante del web a livello non solo nazionale, ma sovranazionale; Francesco Marotta ha saputo (e voluto, praticando in tal modo una generosità e una gratuità senza pari) mettere a nostra disposizione testi, interventi critici, documenti d’inarrivabile valore sia culturale che politico, sia estetico che umano – e questo tesoro è ancora a nostra disposizione, in qualsiasi momento…

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Note dai quaderni

Esa Riippa
esa-riippa
.
Abbraccio il mio albero che mi congiunge all’infinito. Ha braccia grandi e ospitali e foglie che mi portano freschezza. Potrei restare ore legata a questa visione
.
Chiamali i sogni. Chiamali sottovoce e pensando alle radici del tuo albero
Quando li vedrai a pelo d ‘acqua saranno fogli caduti sul tuo viso
.
Potrei sussurrare oggi questo cielo liquido bianco solitario
Tra le labbra ho ancora bocconi di sogni protesi al loro splendore ma è tempo di raro silenzio a scrivere la mia veste
.
Secchi di acqua dal cielo sulla strada per casa e da lontano scorgo il riparo tra le pareti che hanno un tetto e formano parole liberate che passano senza peso tra gli occhi del tempo

Poche parole

Margherita Bruno

Ascolto il tuo silenzio svapora azzurri e borbotta di nuvole.
Riempie di suoni il verde che ho negli occhi.
.

Margherita Bruno

Oggi le mie radici cantano agosto le stelle che ho raccolto in un cestino di
verde il vento azzurro che le sparpaglia. Sono nel tempo nel sogno di questa estate.
.

Le fotografie sono di Margherita Bruno

appunti e disegni

Immagine di Simona Visconti
Simona Visconti

La bambina dei fiori camminava adagio. Una mano era libera ,l’altra era legata attraverso un ramo corallo ad un albero molto alto.
La piccola sorrideva del vento e dimentica dei compiti e delle parole dei grandi scopriva suoni e miracoli che quel breve ma ampio spazio regalava.
Sapeva tutto quella sua mano legata . Conosceva la vastità del piccolo mondo che ai suoi occhi era infinito….

.

Immagine di Simona Visconti
Simona

Tra le foglie e i rami alti cerco la curva del respiro e quella prima parola.
Amore che mi fu dato tra i battiti di ciglia di mia madre.

.

Immagine di Simona Visconti
Simona

Mentre gli occhi quasi si chiudono
odo un sonaglio è luce di stella.
Lo spazio si dilata e respiro.
Ridere è un segno delle nuvole
che ho attraversato.

Schizzi e parole

Disegno di Simona Visconti
Simona Visconti

Sto seduta su una foglia in cima all’albero dei sogni . Non ho freddo e neppure caldo posso ascoltare piccoli suoni . Tutto si allontana. Mi sospendo. Sto nell’ascolto. Mi sento leggera.
La vita in me ricuce un pieno di luce in cui vago. Vado.
La memoria ha i colori del legno e vola come ape bambina. A volte cerca riparo tra i battiti del cuore. Ormeggia in abiti di silenzio.
Poi una parola cade dal ramo.
È di nuovo cielo . Forse un nuovo pane di accoglienza.

La Baia: Elina Miticocchio

oggi sono in Un posto di Vacanza
grazie

Un Posto di vacanza

elina per la baia

Da Per filo & per segno, Terra d’ulivi 2014

***

una nuvola silente
dipinta sulla parete
distilla il suono
goccia la pioggia
notturna mi infilo
nel solito sogno
– Lola, il prato, una ricreazione –
Mi spunta in testa il mare
lunga una conchiglia
soffiata in cantilena da mia madre.

(dalla sezione: primi fili primi segni, p. 8)

***

d’estate i quaderni riposavano pigri
mia madre li riponeva
nella stanza fresca metteva una spiga di lavanda

d’acque annuvolati giorni scomparsi
tra vento e lune rosse
il mio corpo di donna
eppure le sere
si aprivano di suoni
un debolissimo levarsi delle onde
come di respiro un soffio
tutto ciò che è umano

(dalla sezione: primi fili primi segni, p. 9)

***

La parola spesa
presa all’amo divenne
guerra e sole
e non valse una cornice
per disegnare i volti
stretti schiacciati di cartone
di cartone le scritture esuli
naufraghe…

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breve

foto di Angelo Moscarino
Angelo Moscarino

La luce colora il seme della terra

scrive

la vita che nasce

il riposo dell’anziano

Nel tramonto di un giorno

vive già

il nuovo germoglio

Nell’onda del cerchio mare

la bocca di un pesce

vede un sogno di luce

Assolo per mia madre di Maria Pina Ciancio

cover

Maria Pina Ciancio, Assolo per mia madre – Edizioni L’Arca Felice
.
Ho ricevuto in dono dall’autrice una copia numerata a mano di questo “diario” e dialogo di affetti, disegnato con i colori della luce e dell’ombra, infine dell’assenza.
– Che colore avrà l’assenza? …
Un’assenza redenta da attimi di paesaggio e dal silenzio del camminare, dell’andare “di mani e di voci”.
Ho atteso a lungo che arrivasse il momento giusto per leggere i versi di Maria Pina, toccando con profondo rispetto e pianissimo ogni riga di scrittura, osservando la particolare grazia dolorosa delle parole, dei frammenti, del coro di voci.
– Non sono pronta – mi sono detta a perdere la terra del giorno di mia madre, a consegnare i sogni che abbiamo nutrito in tante lettere che ci siamo scritte, nella distanza geografica.
In alcuni momenti mi ha vinto la commozione ed ho richiuso il libro, tornando alle cose consuete, indolori.
Soltanto oggi ho sfogliato le pagine e mi sono incamminata, così come Maria Pina e sua madre Carmela tante volte si sono messe in cammino.
Stando sullo stesso percorso ho provato l’appartenenza ad un dialogo, prima fitto di voci, poi divenuto silenzio.
Camminerò più spedita forse o forse mi fermerò ancora, chissà quante altre volte a guardare i vostri “gerani in fiore”, affacciata alla finestra della vita.

da TERRACQUA, la nuova raccolta di Mirella Crapanzano

2016-07-11 11.52.20

dove si fa largo l’acqua trovo il rifugio
la pelle di salsedine, la casa fonda
dentro si cammina a piedi scalzi
quando il tempo è delle mareggiate
nella mia casa i suoni rasentano i ricordi
ragionano d’estate prima di finire in bocca
sfrondati chicchi di caffè, mandorle amare
dove si fa largo l’acqua la notte piega
a consolare, sfarina il dubbio
l’increspatura domenicale della fronte
che allarga fin dall’infanzia, che tiene polso
imbruna

*

cigola la luce quando è mezza la notte
fonda la distanza dall’inchiostro al mare
non appartengo che a queste rive
al dorso della pagina che scrive la lingua
dei cetacei, il suono alto accorcia il nodo
il vento tace sull’Isola, come un presagio
l’alta marea tra i seni, il nero stellato intorno
a fior d’acqua lucciole ignare costeggiano
le coste

*

la terra è tutta nelle spalle
protegge l’ombra del gelso
il verso della sedia contro l’albero
il girovagare lieve tra le gonne
che fa l’erba
quando sconfina troppo
la pelle che arriva dopo l’impazienza
per beatitudini condite
dove nessuno se le aspetta