Eccesso di luna

eccesso di luna

 

Eccesso di luna. Editore Rupe Mutevole.

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Leggendo la silloge poetica di Nicoletta Nuzzo ho ripensato alle fiabe infantili e al mio leggerle trasognato.

Ogni lettura era un viaggio e bisognava sporgersi, oltre il proprio corpo, affinchè il mondo incontrato non sbiadisse, una volta riposto il libro.

Era quella la magia dell’incontro con la “viva densità delle parole”.

Ho mantenuto questa attitudine ad abitare le parole, a protendermi verso, a convocarmi, oltre lo specchio di un registro reale.

Le poesie presenti nella raccolta Eccesso di luna distillano colori di vita e paesaggi pieni di personaggi.

Ci sono anch’io tra queste creature reali. Eccomi mentre scrivo le mie tracce raccolte in “semi di parole”.

Che ruolo ha il tempo lo dice la nostra poetessa nel testo “Mandarini”, una poesia fatta di odori e ricordi, piena di sguardi e trame. Riesco a gustare quella “frutta di mandorla dipinta a mano”.

La caratteristica che tratteggia l’opera è appunto la facilità che potrà incontrare ogni lettore attento di compiere continui attraversamenti.

La poetessa ci insegna a camminare oltre la linea di demarcazione abituale tra reale e rappresentato, fino a fare degli occhi lo strumento del viaggio, nel racconto che si manifesta reale in uno spazio simbolico.

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Semi di parole

ho continuato a leggere e confermo

c’è una forza primaverile,

è da ieri che ci penso,

in questi tuoi versi ci sono dei semi di parole e di vita

che si donano reciprocamente

e in questa fecondità il vuoto si assottiglia

(Poesia a me dedicata da Nicoletta Nuzzo, presente nella sua silloge poetica “eccesso di luna”, Rupe Mutevole Edizioni 2017)

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Ho sognato

Josephine Ryan

Josephine Ryan

Ho sognato di guardare il cielo, nient’altro che il cielo e poi ci sono cascata dentro. Mi sono persa nei nascondigli delle nuvole, nella loro pancia di ovatta.
Accucciata in un lembo, ho sentito la mia piccolezza.
Ora sono sveglia e mentre scrivo guardo un pezzetto di cielo e sono non piu’ materia di sogno ma anima spirituale in ascolto.

Il buon viaggio. Emozioni di lettura.

Il buon viaggioBeatrice Masini e Gianni De Conno, Il buon viaggio, Carthusia 2017

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Il buon viaggio, libro illustrato da Gianni De Conno su testo di Beatrice Masini, si apre con l’immagine di una valigia che si staglia, solitaria, silenziosa, sulla pagina bianca.
Ogni esperienza umana presuppone un movimento, emotivo, di crescita, di cambiamento di sguardo, perfino di rinascita interiore.
La valigia che osservo, in apertura del volume, contiene memorie e sogni e silenzi mentre un cielo azzurro e meraviglioso immobile li accoglie.
Il cielo della tavola successiva rapisce gli occhi, li colora, evoca atmosfere sognanti e grandi spazi. Il filo, direi perfino il nodo che lega le struggenti immagini è un testo poetico dell’autrice Beatrice Masini, crea spunti di riflessione sui propri “viaggi”, reali oppure immaginari, sulle proprie mete da raggiungere.
Suggerisce risposte ma anche domande come accade ai testi che aprono il cuore e la mente.
Il viaggio è l’imprevisto, la fuga solitaria, l’incontro con noi stessi, con i nostri limiti, con gli ostacoli che rallentano il passo, che frenano la corsa, e noi restiamo seduti sulla valigia del tempo, appartenenti ad esso eppure stupiti “alla fine del cammino”.
Nel cuore abbiamo doni d’amore, sono le radici del nostro coraggio e la tenacia e il trasporto fanno “buono” il nostro viaggio.

Poesia che mi conduci

Dipinto di Didier Lourenço

Didier Lourenço

Poesia che mi conduci
oltre la soglia di una spiga
nel cuore mio spezzato
che cerca riparo in nuvole-parole
Porta dei cieli che in me si sparpagliano
per ricompormi voce tra le voci
che cercano un salto un volo una terra da cui partire

Mio padre di Nicoletta Nuzzo

dipinto di Sandra Dooley

Sandra Dooley

Mio padre

arriverà pomeriggio
uscirò dalle lenzuola
e saranno ancora vecchie queste mie cose
che si ripetono uguali insieme al caffè e alle pastarelle,
il corpo a orologeria ha messo a punto il mio nucleo cerebrale,
mi ipnotizza il tic tac
e cedo alla mania regolare dell’inedia,
mio padre cercava un unguento per farmi cambiare,
innocuo ma struggente il suo ossigeno sulla mia pelle

(Nicoletta Nuzzo da Eccesso di luna, Rupe Mutevole 2017)

Nel silenzio

Illustrazione di Mariella Cusumano

Nel silenzio
nel suo ventre abitato
l’eco di una parola
allaccia una stella
stella filante il mio corpo

la porta in terra
ne fa una conchiglia
di mare la mia voce
colora gli occhi

 

Mauro Contini legge Le stanze del vento

copertina

Elina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo, SECOP edizioni 2016

Si può pensare che il vento abbia stanze in cui riposare, placare la sua furia, regolare il suo fischio, dare un senso al suo andare?

Se si è predisposti al sentire poetico, ad una visione che vada oltre le cose, sì,e con risultati sorprendenti.
È così che immagino nasca la magnifica scrittura in versi di Elina Miticocchio, scrittura di rara sensibilità, capace di congiungere gli affetti in un unicum,di abbinare in armonia presenza e mancanza,consuetudine e meraviglia.
Si può partire da un ossimoro, le stanze capaci di imbrigliare il vento, per dar voce ad un altrove, per ospitare tutto ciò che è celato, difforme, eretico rispetto all’ortodossia dei giorni.
È così, nella scrittura di Elina Miticocchio, appare lo stupore nascosto sotto la polvere del già visto,del già vissuto.
Appaiono nel libro,che è molto più di un insieme di poesie, i volti di persone, i profili delle cose modificati dall’intreccio di nostalgia e consapevolezza, quasi una costante che attraversa e supera le epoche.
E’ così che è possibile comprendere come esista una “memoria (che) ha i colori del legno e vola come un’ape”(pag. 32 ), o operare la conta degli angeli, “quanti angeli popolano il giardino/hanno ali limpide dentro i miei occhi” (pag.28), versi di sobria magnificenza, nei quali è facile riscontrare un’eco dickensoniana, o ancora unificare invocazione ed evocazione,”ti chiedo di portarmi/là dove crescono i sogni/là dove tu torni(pag.72), o manifestare una rara gelosia di rispetto,” così ti ho accolto e quasi volevo trattenerti”(pag 85), superiore a qualsiasi ansia di possesso, fosse pure solo per amore.
E’ lento il passo della scrittura poetica,e ha bisogno di una luce soffusa e conciliante,”ora cammino e invento/piccole lanterne e preghiere/per rischiarare il buio della casa” (pag. 71), e ha bisogno di pause,”il mondo si ferma in certi mattini” (pag. 90), di attenzione e custodia,” perché si perdono le parole/inventate/senza vigilie e senza guardie” (pag,104), ed un senso di assenza è capace di guidare i  pensieri ad una visione di nuova purezza, al di là delle incrostazioni del tempo,”alla luce leggerai storie senza alcuna verità” (pag.120).
Si può quindi considerare il fluire dei versi dentro le stanze del vento come la ricerca di un bisogno inespresso,per pudore o assenza di parole,come un ramo spezzato ai piedi dell’albero che cerchi” un’ombra che canti la(mia) appartenenza” (pag.102), e tutta la poesia di Elina,fatta di molteplici solitudini e tenerezze,trovi compagnia e senso anche nell’ombra,” tenendo per mano l’ombra/immersa nel tempo” (pag.124).
Nella “mattina(che) scioglie i silenzi” (pag. 26) cercano asilo le parole,”come l’erba che nasce/perchè ogni volta conosce il prato” (pag. 60), sorprese dal ” bianco infine/che cerca la luce/nel farsi silenzio”(pag.112).
Alla fine della lettura,ripetuta ed amata come le cose care, rimane per l’autrice e la sua umanità rivelata un senso di gratitudine che sconfina in una comune appartenenza,nella casa profonda del senso,luogo d’accoglienza, ritrovo e ristoro nelle stanze del vento, geografia per lo spirito che soffia dove vuole.

Una poesia di Mariangela Ruggiu

opera di Gustav Klimt

Gustav Klimt

non siamo fatti per ritornare

solo per esserci ora, e profumare l’aria, il tempo
ora che mi scivola nelle mani la luce dei tuoi occhi
e rimbalza la tua voce come il gorgogliare
di acqua cristallina nel tempo della neve che si scioglie

solo per percorrere nel viso le tue rughe
e segnare note nello spartito della pelle, e risuona
il respiro… ascolta, è lo stesso fiato degli alberi
l’eco dell’universo che accende le stelle
il rumore della pioggia che scioglie le nuvole

ore le nostre mani sono perfetto incastro
incantano l’aria con la perfezione dei gesti
trattengono il tempo di adesso, d’amore

 

Sono io

Disegno di Simona Visconti

Sono io…davvero mi vedete?
Sono una figurina di carta
Mi hanno disegnato in un mondo di colori
Sanno la mia sostanza… forse gli e’ apparsa in sogno
Oppure la loro fantasia cosi’ mi ha ricreata
Onda ferma attratta dal cielo