parole/porte

stanche cartoline senza firma

riempiono il vuoto di ore a peso

abiti o spezzoni stanno a guardare nell’armadio

svesti l’abito ancora caldo dell’impronta

un filo dirà il luogo

senza seguire la mappa

d’oro una cellula di sole.

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un due tre stella

trattenevi il respiro rapita

un bel libro ti avevo regalato

giravi piano le pagine

sottili spazi si offrivano al gioco di luce.

Poi ti ho rimproverata

creatura luminosa

e avevi occhi spalancati

stringendoti all’illusione della visione

Per proteggerti dal mondo degli adulti

dalle storie della buonanotte

dalle mie o(mb)re di madre.

Un giorno il tuo corpo le ha conosciute

dense, imprevedibili

ti ho partorito una seconda volta

aggrappata a me tuo rifugio

ho tolto le croste dalle tue ferite.

Ombre e luci di Lucilla

Fra ombre e luci nelle macchie
quanti occhi – le sfumature
del verde – corrono in cangianti
gamme sotto i miei passi
Più chiara la parola nera
sull’orto bianco del foglio
sorregge un re d’inchiostro
quando l’asparago – fra aculei e rovi –
silvestre in controluce di sole
si cela nell’abbagliante riflesso
fra le perfette tele del ragno
Fra luci e ombre nelle macchie
chiamo all’appello le sillabe
assenti del mio alfabeto
per cantare ai sordi
senza muovere le labbra.

Stanza

Luca Alinari

il tuo volto

nel sogno infranto tra le mani

molecole di fiume si disperdono

oltre l’occhio del tempo

una cascata di suoni rintocca

corpi di vento

sfogliano tasche sommerse

in cerca di tracce appena udibili

segni a colori

brucia(n)ti silenzio.

Era ieri

era estate

una linea di luna se ne stava

appesa pensierosa

al vociare delle finestre

ombre tentacolari urlanti

pesci rossi ballerini

in silenzi d’onda

infranti.

In ombra. Un abbozzo appena.

In ombra, un abbozzo a(p)pen(n)a
scrivere parole friabili
pane
senza burro né marmellata.
Gettare le alt(r)e luci
in raccolte notti senza stelle
giorni d’abbandono.
Praticare la distanza
un libro che scrivo ogni giorno
afferrando l’ultimo spartito.

O(mb)re

Nicoletta Ceccoli

Due mani per nascondere i pensieri

una luna per rilegarli

stanze ingombre di scarni inverni

di giorno rastrella il dolore

un popolo di provvisori inquilini

al tramonto esplode

rosso inchiostro.

Cassetti

Josephine Sacabo

Setaccio cassetti di memoria

il primo viso che conosco

le valli degli occhi

segnati come fiumi antichi

le rugose asperità

Nel richiamo di luce policroma

la tua storia è lente

luogo di libertà

scudo che raccoglie

il soffio che si fa canto

nelle stanze sbocciate

come primavere immaginate

dentro il cerchio

un racconto corre

una cinepresa lo raccoglie

e consegna

lentamente.