Erosa

Tenti di afferrare la rosa

il dolore serpeggia

bisbiglia dentro le ossa

cose non dette maturano al sole

precoci frutti si aggrappano

un’istintiva sopravvivenza

già pensa un terreno diverso

dimenticando le antiche radici.

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9 pensieri su “Erosa

  1. cio’ che é antico mai é dimenticato
    macera al sole e da nuovi frutti,
    che stanchi di esser novità all’uomo
    gli rimembra antichi amori,
    smarrite speranze
    e grandi stagioni;
    e torna un vecchio sole
    che baciandoti teneramente
    fa nuova ombra ai tuoi piedi
    lì, inginocchiata e fiera in attesa
    che nuovo uomo la riconosca…
    quella rosa ti trafisse il costato
    e la linfa del tuo cuore
    alimentò la terra a nuovo amore
    per te, che su di essa eri riflessa.

    Complimenti! (ha ragione Annalisa) fertile sostanza per altri racconti….

    • il tuo è un racconto e sono contenta che lo abbia condiviso con noi
      se un giorno volessi lasciare un tuo segno, un pezzetto piccolo o grande di una storia, dei versi, mi piacerebbe inserirli qui, in questo piccolo spazio

      ciao Isabella e benvenuta

  2. la “dimenticanza” delle radici originarie si fa modo di sopravvivenza, un taglio doloroso che può aprire a nuove possibilità, quando il tentativo di “afferrare la rosa” si risolve in fitte dolorose. Breve, nella concisione comunica tutto un mondo interiore e tutta la volontà di una svolta. Come sempre, un bel linguaggio che crea immagini vivide ed evocative.

    • grazie Carmen per la visita
      posso dire che tu sei stata (è passato un pò di tempo..)
      la mia prima lettrice e “incoraggiatrice”

      un abbraccio
      Elina

  3. La mia lettura accompagna le altre sotto un’altra prospettiva. ‘Tenti di afferrare la rosa’ può evocare lo spingersi alla ricerca di nuova poesia da far rifiorire, ma è allo stesso tempo dal dolore che sbocciano le più belle, quel dolore che serpeggia, bisbiglia senza che si possa comprendere la verità in maniera completa. Poi giungono idee precoci che devono per forza sedimentare in nuove terre d’attimi per perdersi nel tempo ogni qualvolta si tenti di afferrare altre rose, altro splen(do)lore.
    Grazie Elina.

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