Immagine di Tom Chambers

Il sogno è stato credere ai sensi

che volevamo infiniti. Non amore, ma una fune

stretta nella carne, dopo quel cercarsi

dei corpi tra le foglie e il cielo, il limite

dove ti lascio e con il sangue

di un patto crudele

sui muri scrivo

la stagione che c’era il mare.

E’ finire

di chiodi, respiro intrappolato nel vetro,

la matita spezzata dopo l’apnea e la pena

questo amore che non ha  ali, ma branchie

e un amo conficcato nella gola.

*

link a cui fare riferimento: http://spaziozero54.splinder.com/post/20031739/Il+sogno+%C3%A8+stato+credere+ai+s

La poesia fa parte del libro Nel solo ordine riconosciuto, L’Arcolaio di Gianfranco Fabbri, 2009

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