Fughe (frammento III) di Maria Pina Ciancio

E’ di mani callose
di vesti nere
dentro gli occhi vinti

la mia rabbia
taciuta
non urlata

soffocata
nel grembo
asciutto
di una madre
sconsolata.

* (tratta da Itinerari, Centro Arte e Ricerche Meridionali, Cosenza 1997)

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Ricordo i pop corn

   Duy Huynh

Versavamo chicchi di mais

in olio bollente

saltavano dentro la coperta calda

.

Solo in quella occasione indossavo il grembiulino fiorato, cucito dalla nonna con uno scampolo conservato nella cassapanca.

Tra le mie coetanee ero l’unica bambina che non portava nastrini tra i capelli, li avevo corti e neri e d’inverno li nascondevo in grandi cappelli.

Mi aggiravo per casa con il fedele bauletto, dentro portavo una lettera che la nonna andava scrivendo, a tappe, affinché la leggessi quando sarei diventata signorina.

Non la leggevo, non sapevo leggere ma la curiosità era grande e già pensavo a come aggirare l’ostacolo.

La nonna intanto scriveva adagio, le parole zoppicavano quasi come un bellissimo cavallo stanco dopo una corsa, a volte si fermava per cucire o rifiniva un abito con bottoni di perla.

A volte restavamo in cucina per ore tagliando bucce d’arancia che riponevamo sul termosifone.

.

Era già sera quando mia madre rientrava dal consueto viaggio quotidiano che la portava in scuole sperdute, mai stanca dei suoi bambini che difendeva spesso da un destino che li voleva al lavoro nei campi

soave profumo di nutrimento

dolce tepore di corpo materno

avvolge la stanza ovattata

or-me ridenti passeggiano

mi lasciavi con un bacio

a sera raccontavi  giochi di altri bambini

.

Era bello dondolarci sulle sedie di vimini, immaginando di essere acrobati o spericolati trapezisti, ascoltavamo le canzoni di Mina.

Le mie due mamme, quella del mattino e l’altra della sera, cantavano  a bella voce grandi braccia grandi mani avrò per te, intanto preparavano cerchi di pane a ciambella da addolcire col caramello fatto abbrustolire.

Imparavo ogni giorni numeri magici e deliziose esibizioni da mangiare e da sognare, poco prima di piombare nel sonno.

Nel regno del drago d’ore

   Stepan Zavrel

Avevi incartato per me,
per la ragazza che pensavi io fossi, il regno del drago d’oro
Se sbircio tra le pagine che odorano di violetta
saltello leggera come Alice nel paese delle meraviglie tra un volo e uno sbadiglio
dietro di me si addensano ombre diafane
camminano stelle fioriscono le storie che verranno
Poi mi sveglio nella terra dove mi ha cresciuto mia madre
nel suo segno
insegnandomi ad avere (le) ali dentro

22/01/2009

 

 

Primo sguardo di Irene Ester Leo

Tom Chambers

L’ho compreso lentamente.
Ti fa bello la mia vicinanza,
il guardarti che guardi me,
e specchi,
e rialzi il tiro,
e chiedi,
e poi taci,
e mi tocchi non toccandomi.
E’ l’assoluzione mistica
delle retrovie e le sue evocazioni sbavate,
la luce corrotta da mano e dei passi.
L’ho visto,
t’ho visto,
si diventa ciò che si ha accanto,
si finisce col reincarnare ciò che si ha accanto.
Ma non sempre la volontà decide la strada,
non sempre accade e suona male
la mano, l’abbraccio, l’altezza.
Ma io ho capito d’amarti,
quando il mio dare
ti faceva bello, senza misura,
e la mia assenza ti faceva uguale al mondo.
Ho compreso e ti ho tenuto stretto tra i denti,
gustando con la lingua il volto senza strade
di una nera resurrezione.

Poesia tratta da “Io innalzo fiammiferi” di irene Ester Leo (LietoColle, 2010)

s-carta la carta

apri il tuo universo all’ incanto

come un cigno eleva le ali

brilla come raro cristallo

canta l’inverno, le lacrime, l’assenza

asseconda i passi stanchi

risveglia arcobaleni assopiti

guarda in alto cosa la primavera ti ha dato

un ramo è fiorito.

*

dedicata a chi ti arriva al cuore, per caso, creatura di luce

Monte Sant’Angelo

Fiati, sguardi, voci
passi di fedeli trascinati nella polvere
sedimentati in queste pietre
vicoli impervi del promontorio garganico
Buio, folate gelide, pericoli di pellegrini
lontani da casa giorni
per secoli diretti alla basilica

.

Nel pomeriggio che si stinge indolente

lieve il fruscio delle ali dell’ Arcangelo
riaprire lentamente gli occhi
Pareti di roccia graffiate
ombre indefinite in viaggio verso il cuore della terra

dietro le sagome gli ulivi

sentinelle spietate del tempo nuovo che tarda
Misteriose vie dell’anima.

*

04/02/2008

ancora una volta di Fernanda Ferraresso

sono raccolta
nell’isolario delle briciole
là dove solo i poeti o i matti
risiedono senza avere usci sprangati
nè lampadine per vedere ciò che un atomo di sole
solo illumina intero l’universo che gli sta nel petto.

*

ringrazio Fernanda per la possibilità che regala di portare suoi testi

questo è un frammento piuttosto datato ma “aperto” ad ogni incontro

segno

il mio volto lontano disperso

solo un’ipotesi d’acqua

Nel rosario di giorni

bruciano

macchie silenzio.

*

Segno di Antonella Troisi

il mio volto lontano
o è il tuo,
fratello
che si allontana
sempre più

.

resta con me
ricordo non svanire
resta
e avrò qualcosa a cui legarmi

Lilya Corneli