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Era caduta dentro al prato. Tutto il cielo nell’erba.  E  l’erba
era fat(t)a di un tenero azzurro. Un fiume di liquido movi-
mento dove il tempo si era mutato in spazio ai nostri sogni.
Forse è per questo che si aprivano a corolla le stelle
stendendo antenne ai quattro ordini del vento.
Grilli servivano liturgie di canti, sonate e chiari di luna.
Il mattino profumava di lavanda tutte le costellazioni
mentre orione s’infiltrava tra lo spartitraffico della nona
e la zebra dei passanti nella cintura dei miei rioni.
O forse nulla stava così come stava.
Forse era si stava trasformando in fu o forse anche in ora.

*Fernanda Ferraresso, Migratorie non sono le vie degli uccelli

-Il Ponte del Sale Editore- Rovigo, 2009

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