nel salto (dell’anima)

passo dopo passo

perdo i nomi dell’alba e del tramonto

imbevo gli occhi di foglie

denudate dal vento

maree di vocali, poche consonanti

alitano confuse

pozzannghere e riflessi

ninnoli che il tempo asciuga

trattengo acqua da bere

a canna per giorni a venire

senza scusa mi vesto del breve abbandono

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Si offre segreto il tempo

nel consueto gesto della mano

avvicina il fiume dove nessuno lo ha condotto

.

c’era una festa, di danza la gioia

vestita e adornata su frangia

di rosa fiorita al passare di maggio

.

correvano le gambe leggere

al galoppo di una favola la parola

a volte ben nascosta tramava

aria fruttata, di zucchero molle

recitata in piedi sulla sedia

infine trovata in biglietti furtivi

forse una lettera d’amore

Misura colma

 Dan-ah Kim

È il solito pallido incubo

a sciogliermi la benda

sono barca con remi e frecce

da scoccare

non mi lascio trasportare

via da questo posto

incapace di risveglio, mi rigiro

asola cucita in quanto tempo

mentre i fiori lievi

ancora sollevano il capo.

Dormiveglia di foglie per strada

e contare i rumori a gingillo del tempo

vuoti di bottiglie

un orologio a bocc(h)e ferme

eppure quanto poco resta al giorno

farò tesoro della voce che è in corpo

non la sciuperò per stringere il niente

sarò polvere, un di’

come questa che fa mulinelli

resto in ascolto

 

Marianna Cappelli

Mi perderò di Blumy

Max Szoc

Oh sì, mi perderò anch’io in mezzo alle cose,
come un libro una scarpa spaiata una cintura;
sarò una cosa anch’io, perderò i miei colori
e assumerò la tinta dei muri scrostati
o delle chiazze delle piastrelle
e sarò un libro una scarpa spaiata una cintura
e non saprò più piangere, m’immergerò
in una bocca spalancata senza grazia,
sarò un urlo afono scomposto solitario.

Non sveglierò nessuno.

Voce antica di Federica Nightingale

La mia voce antica

possiede le parole

In melodie d’alabastro

millenario riporta i suoni

Sapete, ho vissuto in tempi

remoti

dove le fessure romantiche

erano boccioli e spade

e i sortilegi carpivano ginestre

dagli occhi

Nei giardini di erbe il vociare

silente dei passeri parlanti

Martin La Spina

parole amiche

Jennifer Gordon – Orchid

Pensieri si srotolano veloci.

Li rinchiudo vivi, lucidi, inchiostrati.

Così potrai leggere di un’amica più vicina e ti sentirai, ne sono certa, meno sola.

Intanto alla radio passa Alibi di Mina.

Sono a casa. La mia casa ha un’anima, lo sai. Ti ricordi quando mi accompagnavi a cercare quello che mancava per arredarla? Ridevamo complici, divertite, per il risultato formidabile di aver trovato ciò che altri avevano invece ignorato.

Sto qui, seduta nella mia camera preferita, tinteggiata di rosa glicine. Annidata, sprofondata nei cuscini del divano che sembrano tenermi in grembo ed abbracciarmi.

Immagino le finestre aperte e un profumo di gelsomino. E’ bello avere fantasia. Mi aiuta molto, sai?

Oggi ho preso una pausa con le banalità di una giornata piatta.

Siamo strane amica mia, è vero, quando abbiamo paura di risposte. Che conosciamo già e non vogliamo esibire sul palcoscenico della vita.

Quando seguitiamo a battere le mani. Ad accennare sorrisi. Con le labbra più sottili.

Con gli occhi che non ridono. Spenti.

Ad accettare stupide scuse. Alibi non colpevoli. Evidenti assenze e mancanze.

A sussurrare bugie che rinchiudiamo qui, ora.

Forse solo per un suo abbraccio. Per sentire ancora quel “ti amo”. Detto sussurrato. Senza troppo rumore.

O perché ci ostiniamo ad inseguire il nostro progetto. Costi quel che costi.

Penso che le ragioni delle nostre scelte non sono sempre razionali.

Le mie sono sempre state scelte d’amore, anche se non riesco a giustificarle fino in fondo. Forse non è neppure possibile farlo.

In questo periodo la mia opinione è che tu mi risparmi cose non dette. Che chiudi in te. Se solo ti raccontassi. Non ti farò domande. Anche perché ci siamo dette sempre tutto.

Ti ricordi quando sembrava crollasse il mondo addosso?

Proprio allora arrivavi. Sera o mattina o cena o domenica o lunedì. Con uno sguardo intuivi come renderti utile. A volte parlavamo fitto per ore. Non mi risparmiavi parole scomode. Dicevi chiaro ciò che pensavi quando intuivi una mia idea stravagante.

Ho sempre voluto che nell’amicizia ci fosse il coraggio. Di dire e fare ciò che si pensa.

Allora era bello sentire di possedere una catena.Quella della solidarietà autentica che si costruisce solo nelle amicizie vere. Tra donne che non sono bambole o burattini senza fili. Che non hanno paura di piangere. Per fragilità, a volte.

Che amano ridere. Senza paura di sembrare fuori luogo.

Ora ti osservo. Tu non parli o ti limiti al banale.

Non vado al di là del confine che tu, stranamente, hai tracciato.

Ti senti di combattere da sola? Non  sarà facile. Neppure per te.

Forte e passionale.

Ma è il tuo volo. Prendilo!

Ti sforzi di sembrare contenta. Ti vedo stanca. Che strano non mi hai mandato neanche un sms a proposito del “ritardato” regalo.

Ti è piaciuto?

Mi chiedo se abbiamo ancora da seminare nel campo della nostra amicizia.

Forse manca il sole e i frutti non arrivano. Schiacciati dalla nostra quotidianità, dal bisogno di piacere, di dare, di donare. Sempre.

Che ci soffoca.

Ma noi no. Non permettiamo a niente di annullarci il cuore.

Il mio lo sai, ogni tanto si ammala. Conosci la malattia dei ricordi?

Ce l’hai anche tu.

Allora camminiamo per le nostre strade, diverse, condividiamo la nostra guarigione.

Non voglio lasciarti con pensieri pesanti o scomodi.

Voglio condividere una riflessione. Voglio pensarmi e pensarti mia amica.

A proposito… prenoto due posti per quel film di Ozpetek. E’ il nostro appuntamento annuale. Non possiamo mancarlo!

Aspetto risposta/sms. Possibilmente in giornata. Baci

01/03/2007