“Forse è perchè tu hai così tanto freddo” di Federica Galetto

Josephine Sacabo

Forse è perchè le tue braccia
ancora pendono
sul mio capo tiepido e pesante

Questa non è una curva

Questo non è un anello

Forse questo è il tuo tocco

che mi fa respirare così profondamente

nell’età oscura del riposo

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Dissolvenza

                                    la luce ridotta a pallore mi trattiene legato all’àncora 
                                                  di questa maledetta dissolvenza che annebbia
                                                               [Com’è lui, con che occhi ti ha cercata
                                                                                        e le mani, ha le mani?]

                                                                                         Sebastiano A. Patanè 

.

“l’inaspettato” potrebbe essere il mio silenzio

lo stupore nasce spesso dagli occhi che sanno il pianto
asciugati facendo sbadigli

eccolo di nuovo lo stacco

immancabile stanchezza di vedere

o essere guardata come oggetto – di vetrina
riparto dallo straccio
mi incurvo a cascare da voli ricomposti

spoglia  oltre la presenza illuminata

Le pietre piovono dal cielo

come pensare a un orlo mentre mi sei abito

all’asola quando apri ogni mio pensiero al giorno

Anna Maria Salvini

.

Giocose, variopinte come i pavoni

una in caduta libera al centro della mano

ha lasciato un segno breve

come fosse un cubetto di ghiaccio

una grandine in pieno settembre

piume per voli improvvisi

incurante del peso-materia

scivola come linfa, sangue

nel mio tronco tinto di rosa antico

commoZione tra pareti di breve sostanza.

tac d’orologio

inseguo i miei occhiali
non ricordo dove li ho lasciati
li ritrovo miopi ed insicuri
tra fogli accartocciati

.

sono viva per miracolo
ho difeso un ragazzo dalle sue ombre
sono scesi dall’auto, volevano picchiarlo
mi hanno gridato di farmi i fatti miei
ho temuto per le nostre vite
poi sono andati via quegli occhi vili

.

soccorsa da una voce di pietra

ho proseguito il cammino.

duplice linea

Jennifer Gordon

il territorio del distacco
scavato a mani piene
tenta di stabilire se
le zebre sono bianche a righe nere
o nere a righe bianche
e se il bicchiere vuoto va riempito
con la volontà di esistere oltre

il petalo offerto della rosa

stretto al petto come a(r )ma reietta

una lancia nascosta da sguainare

tra le pieghe di sorrisi di gelo

Oggi nessuna scossa tutto riprende

Jamie Heiden

la memoria già scolora

il gomitolo di lana tra le mani

lo stringevi al petto quasi una reliquia

lasciami avvolgere un giorno ancora

in tua compagnia fammi restare

ed io a dirti non possiamo restare sotto il tavolo

e tu allora vai a prendere gli spartiti, fai presto

eccoli gli spartiti, in ordine

ora andiamo, si fa sera

le ho dato il braccio

appena la porta si è chiusa si è stretta nella giacca

ora sei di casa figlia mia

non ho avuto il coraggio di dirle che non sono

la visione che torna e vive la mente

ci siamo avviate in fretta lungo il cortile

ciascuna senza fogli di via

17 settembre 2010

“LA CADUTA” di Giusy Di Fato

Kristy Mitchell

Fuggiremo, allora la caduta delle nuvole?

atterreremo alle bocche    fino a toccare

i semi in rivolta?     avremo il buon peso

e la fatica del prima?  la vacuità di un intralcio

su lanugine di ferro    e quel periodare  stanco

senza consecutio     di tempo e    luogo?

.

Sciò, mi dicesti mentre razzolavi geometrie

e coniugazioni di stelle, “che pur si muove”

se Dio non spolverasse armi     sui coltelli e

e lo scorrere di una croce non servisse ai figli

come scusa     a girare     la pula       girare

insieme al sale          oltre        e non davanti

.

una croma, di quante chiavi scala il fondo?

.

ci pettineremo    uno alla volta     giunti al bivio

spoglieremo  embrioni     e   parole  dai navigli

all’ancòra       porgeremo la testa al boia

con le buone intenzioni      insieme alla luna

in alto al calendario

.

ma dovrai stringermi   le ali    fino al paradiso