Ana Kapor-Caleidoscopio

Un pegno d’amore mi imprigionò

segregata in un austero palazzo

da quelle strette fessure potevo

contemplare colline lontane

quanto avrei desiderato passeggiare per boschi

e il mare

sembrava un gioco di specchi e un richiamo

di gioco che non vuole finire

vita che corre, vita che scrive l’acqua

ogni suo vapore un pensiero nel bicchiere

disseta e strema

rinsalda il legame del sangue

il primo vagito che canta

sfiora la spora nel rosso


§

 

Non sono mai entrata nel palazzo

gli occhi non hanno penetrato

i corridoi misteriosi, le sale da ballo

i canti dei menestrelli innamorati

ho osservato a debita distanza

forse è stato per paura

ad un tratto

il vento mi ha spostato

correva, soffiava, si infilava nelle tasche

ed io mi accucciavo in quel punto del cappotto

e chiedevo un cinguettio ad allietarmi il viaggio

una leggera commozione rifletteva l’azzurro del cielo

spazi senza tempo ali in me

scuotevo la testa al riflesso dell’acqua

calma, come lago

poi tutto fu fermo

tornai con la mente al dipinto

fu lui a svolgere il racconto.

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