È un cielo azzurro che non si impaglia né s’imbroglia

Jacek Yerka

ho ristretto gli orizzonti al fiore che sta nel bicchiere

mi basta guardare lo stelo acquoso

e stilla vento odore di ferita minuta

nella corsa perdere il cappello di nube

…ho appena incontrato un parasole

-Servirà anche quello dice la nuvola tessuta di rame

poiché reale sarà la frescura-

sulla terrazza dello sguardo impilerò un vago sorriso

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Pelle (aprendo immensamente gli occhi all’interno)

È tempo di franare la corsa dei pensieri e setacciare la luce, dividere, discernere e magari lasciarne qualcuno per terra.

Alla strada di polvere non darò altro respiro poiché chiuso il mio tramonto e slacciata la veste di calla di giugno sarò giostra e circo e odore di zucchero ondoso filato.

Ho sognato elefanti ed io tra porte e stanze e luoghi

“Madre Acqua” di Martha Nieuwenhuijs

e zolle di terra e alberi disegnati con l’acqua che cola dal vetro

-Devi essere contenta…!mi diceva sempre

mi sono fatta coraggio ho colto le nuvole nel giorno di pioggia

sono uscita all’aperto

bastava una lanterna per orientare il passo

e camminare a tentoni mi faceva rinascere

alla prima strada, casa, al letto dove mia madre mi aveva partorito

la voce non era perduta dietro i filari dei giorni

la lente dell’occhio socchiuso

a zonzo raggiungeva oltre il suo viso

tentava il salto verso il rosso

sostanza d’amore il grembiule che al collo annodava

un gesto che compio alla lettera come erba

conosce il suo campo.