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“Fragilità” di Romina Dughero

Dal piano dal primo piano e via via salendo sprofondando in nuvole acquatiche

affondando gli occhi nel ramo colore contenuto in un soffio

di fiore caduto alla mano che culla il respiro

che vivo non pensa, non piange e giunge al confine… già nuovo

-occhio scintilla accendi la luna e il giorno-

diceva la bocca ancora cucita di pioggia

lavata la faccia asciugata al sole di mezzanotte

-è una trina di ovatta la volta della finestra-

potevo guardare  parasoli aperti sul mio capo

morbido e sfumato quale non ricordo di aver visto mai in vita mia

dal vano della casa sentivo quasi sulla testa sgocciolare rugiada

alle foglie mi chiamava e figlia alla vita io nascevo.

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