La tua poesia…la mia prigione

Romina Dughero

– cado ad occhi chiusi con fiducia li depongo in queste righe-

stava immobile nel farsi di una lettera, trasaliva piano al battere del volo di ogni parola, al saltello di un verso nutrito con inchiostro doloroso

–  Dammi la mano e usciamo c’è il sole e allarga il sorriso –

la invitavo a due passi sotto casa, soffocavo nella penombra di quelle pagine che attorno a me si moltiplicavano e annodavano i mobili i vasi le due piante il bianco della tendina consumata.

Premeva ogni visione e le candele e le immagini dei Santi nutrite di pane e provvidenza chiamavano una bambina al segreto di una prigione.

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biglietto di auguri

(immagine di pablo auladell)

E disse la nuvola:

– non esiste distanza

che tu non possa toccare

non vi è parola

che tu non riesca a dire

sei bocca di verità

donami un tuo sorriso –

immersa nel tappetino dei giochi

la bimba sbriciolava sorrisi

i piedini puntellavano un prato di stelle

e fuochi di farfalle tessevano la luce di azzurro.

Nella mano sua madre teneva ogni piccola meraviglia

elementari

Arresa alla folla breve miraggio

ti ho perso in caduta

infrangermi potrei

nel mio petto di sonno

raggiungerti tra tuoni

coagulo pensante rappreso

fil(tr)o tra mani a perdersi

pezzi di autunno nel rosso foglia

e parola in salita d’attimo

balbettata ragione d’amore

tento il salto verso

frana l’appoggio

resto a(r)mata nel buio

di un balcone fiorito

*

ringrazio Romina Dughero per aver condiviso i suoi scatti “inediti” forse in cerca di una storia (che non ho saputo scrivere) ma penso che le immagini abbiano il dono di annodare ciò che apparentemente può sembrare  distante