Era quel riflesso lo specchio di una parola

.

Barcollavo tra la luce che sgattaiolava fuori e il chiarore di una riga
-Fu mai neve il bacio dell’amato e coraggioso il tramonto?
Di nebbia un anelito un sussurro quasi celeste
raccoglie i legacci dell’erba la soglia
..
Luce ovattata scucita dal sonno avvolge il corpo
traguardato un pesce conduce la ruota dei giorni
Li conta
Tra figurine scarne di sole il vento
cantilena (il volo) tra i primi flutti

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Nel giardino che segreto non è

qualcuno è venuto sbattendo le ali

un angelo forse l’ho guardato in una chiesa.

Paziente il suo occhio e preciso

le labbra chiuse come un sigillo di a-mare.

Un corso di voci nel corpo immobile

a raggiungere il fondo del pozzo

la rondine nel petto che fa capriole.

Tra parole sguattere e orologi puntati

dormono suppliche in un involucro di casa.

Andrea Hubner

La tua voce giunge all’orecchio e suoni bianchi aprono la zolla.

Bellezza di un fiore reciso  

l’esercizio dell’anima divampa

antico braciere pausa al freddo rendermi.

Sul mio palmo il giardino segreto di vento bambino.

Sulla bocca una parola dimora

madre nonna nipote

un passo avanti, uno indietro

lettere minuscole riccioli d’inchiostro

– c’è una barca.

Ora che scrivo brucia la favola del lupo

la nonna mi sta accanto

sfiora il mio cappello come benedicendo

l’albero azzurro che nutre mia madre

nella pausa d’aria che io sono.

Cosmolabio di Angela Greco

E’ l’ultimo battito

contro il chiodo più dolente

questo rosso inchiostro

che al legno affigge

l’ultima voce:

si ferma così la mano

in questa circostanza priva di luce

d’inesprimibile necessità

di conoscere il destino

di stelle distanti.

fotografia di Andrea Hubner

frammenti

stendo le idee al sole di neve

hanno un corpo le cose nel silenzio rotto

d’attesa e distanza

e forse non è inverno

 

.

 

è viaggio la lontananza

l’abbandono della stanza d’argilla

e le cose che non sai dove hai messo

le tue spariscono

orme di vene

vaga l’occhio fino all’angolo

alla coda la luna diamante

lacrima il vetro

flash come lasciti succosi

e rido d’incanto

poiché niente accanto al cielo

sta fermo in un quaderno

quanto possa stare qui una firma

nel mare di nomi.