Le bambine dei sogni

Cristina Chiappani

 

cristina chiappani

 

Le bambine dei sogni

sgusciano dall’acqua

iniziano a correre   prima

poi    in passi di danza   e

il tempo  salta   in voce

chiama  con erbari di suoni

 

il loro sguardo mentre

ci insegue.

 

.

da “Per filo e per segno” ed. Terra d’Ulivi 2014

 

 

 

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Vera D’Atri su “Per filo e per segno”

Henri-Edmond Cross

 

Henri-Edmond Cross

 

“ Aveva voli negli occhi e farfalle di suoni sulle labbra”. Sento molto appropriato alle tue poesie questo dire. E’ la levità la tua cifra, nonostante appaiano qua e là rossi contrasti come magie tenacemente cercate. Le parole che usi rendono assai bene il brillio del mare e la paziente luce silenziosa. L’incisione dei ricordi ha quasi il tocco di un rammendo dovuto, la vita è solo quel piccolo gocciare di ore attraverso la cruna di azioni semplici, di luoghi appartati, di spazi tornati segreti. Non verranno altri mari. “Mi spunta in testa il mare/ lunga una conchiglia/ soffiata in cantilena da mia madre/”. E’ il tuo mare, un accecamento di solitudine e speranza, quasi una trasformazione in creatura marina, o creatura dai contorni indefiniti. E cercare al di là del banale è possedere la luce.

“Radici” di Miriam Bruni

Alessandra Baldoni

alessandra baldoni

 

 

Ho radici
lungo il fiume della Vita,
mi alimento di colori e di sostanze
minerali.
Eppure
sbando spesso e mi ritrovo
soffocata, l’occhio rosso, e privata
di ogni alito di vento.
A memoria
conosco lo sgomento,
l’intrusione del male, della fame,
del tormento.
Ma ho radici lungo il fiume della Vita.
E in quelle tasche d’acqua
immergo la mia lotta: vi leggo la promessa
che non sarò sconfitta.

 

 

Per filo e per segno 

molto belli i “passaggi” di questa lettura che coglie intero il “corpo-sogno”
grazie Nicoletta

Nicoletta Nuzzo

christian-schloe-new-natureSulla poesia di Elina Miticocchio,  Per filo & per segno (edizioni Terra d’ulivi 2014)

Tessere è fare di più filamenti un unico filo che possa estrarre dal vuoto una trama che ci protegga dentro ad un ordine. Ma per la poeta Elina Miticocchio quest’ordine è quasi un disegno onirico che, se rapprende le paure di notte, svanisce di giorno, perché “ritorna il cuore alle stanze del cielo/ all’infinito corpo che in cerchio navighiamo”.

E a muovere questo “infinito corpo” sembra esserci “un debolissimo levarsi delle onde”, un soffio, impercettibile come il respiro, fragile ma potente nell’essere della vita.

Per tutto il libro la parola crea un silenzio fortissimo proprio per ascoltare e non fermare questo soffio che rimbalza fin dall’infanzia “lunga una conchiglia/soffiata in cantilena da mia madre”.

Il corpo di Elina sembra materia sognante che diventa mare “Mi…

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