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Scendono i giorni a rotta di collo
su ulivi rossi di menzogna e povertà
cingono il fianco di festa consunta
umiliano il fiato la luce sorgiva
tra i monti e il mare spersi
la luna falcia il tempo degli onesti
è un gran correre strattonare
relegare e allineare
app(r)endere tutto e subito ad ogni costo
passi pesanti a calpestare appartenenze e semi
bambini esiliati nel loro giocattolo
malati addormentati per tanta solitudine
graffia l’anima questo giorno smagliante
di abiti e addobbi rigirati per l’occasione
rievocazione imbarazzante la memoria
quando col braccio allontana il calice
per nutrire la mano di un pasto abbondante

–per ora c’è ancora – dice qualcuno.

(18 dicembre 2011)

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