Quaderni dell’Orsa. Sotto il più largo cielo del mondo. Trenta poeti dauni a cura di Canio Mancuso e Raffaele Niro, Besa 2016, pp.162.

Andrea Pazienza

Cerco il filo che unisce gli sguardi, le pause, i colori presenti nelle poesie dei trenta poeti dauni.
Vi è una pluralità di visuali ma, nello stesso tempo, una coralità di affetti se soltanto solleviamo lo sguardo dai singoli testi e sappiamo leggere con precisione.
Vi sono narrazioni che conducono a spazi intatti, spazi che ogni lettore ha abitato, poiché luoghi non geografici ma luoghi dell’anima.
Il confine che separa è lo stesso che unisce.
Dunque la Daunia è un non luogo, piuttosto è angolo di ricerca di un posto cui poter appartenere.
Non sento di citare una particolare voce poetica poiché incontro in ciascuna di esse un “quadro”, un colore unico, la conferma di percorsi umani ed esperienze capaci di generare rapporti che diventano approdo e segno di attraversamento.
Ogni frontiera, linguistica e geografica trova proiezione in altra voce e in altro sentire.
La finalità dell’opera antologica è sapientemente raggiunta e risiede nel creare una condivisione umana e letteraria che percorra e risalti all’occhio di ogni lettore.
Ringrazio i curatori e l’editore, i critici e i fotografi per il lavoro svolto che ritengo limpido, direi bello nel senso di proposta di ritrovare una linea che si nutra degli odori del paesaggio naturale che resta lume e scenario del mondo.

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L’immagine di copertina è di Andrea Pazienza (Autoritratto, 1974, pennarello 100×70).

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