i miei fogli da Le stanze del vento letti da Nina Maroccolo

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LE STANZE DEL VENTO, Secop edizioni 2016

Eppure una lieve carezza di solitudine e di nostalgia permane nell’opera di Elina. L’incantamento di cui ci fa dono rammenta il volo degli uccelli prima della pioggia: un volo basso, rasente quel sentimento terrestre che pur non sfiorano.

Sembra un ossimoro. Il volo di lassù non è poi tanto diverso dal volo di quaggiù: la differenza è che noi siamo angeli con un’ala soltanto, e sbagliamo come esseri umani, mirando a una perfezione appartenente a molteplici dimensioni – nell’abbraccio.

E i versi di Elina ci sospingono nel canto dell’Angelus mattutino, fra le tinte acquarellate e dolcissime dei paesaggi.
Tutto accade. Come nell’universalità di Emily Dickinson.
Se c’è stata una donna che ci ha illuminato di fermezza, con la sua potente, sommessa indimenticabile voce; la parola sussurrata in un respiro, o in caduta libera; creatura di cielo e di terra: questa donna e poeta è Emily.
Elina si avvicina molto a quel sentire. Anche nel dolore privato, alla sua gnosi.
Ed è Bellezza. E’ preghiera inestinguibile…

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Violetta

Opera di Lucia Campinoti

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Si chiamava violetta la stanza di mio padre
Dalla finestra guardavo tra il folto delle foglie
una piccola gazza ladra
e spesso le lanciavo briciole
unite ai miei pensieri e al vento
C’era poco vento quel giorno
in cui lo vidi allontanarsi
sotto un ampio mantello di neve

 

da “La Voce Madre”

Foto di Francesca Benvenuti “Primavera spettinata”

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Il suono
come il fischio di un treno
che ancora aspetto
per inventarmi
nuova.
Madre
cometa guida
mio faro
che racconto
su foglietti di vita
che tu leggi adagio.

(il mio “filo” per la “Silloge a più voci” estemporanea per Verso e Con Verso – Poeti Viandanti)

“Le stanze del vento”

E basta la luce di una lanterna per vedere il disegno delle tracce scomposte, c’è cura e fiducia e preghiera in “un poco” che è particella che illumina ogni cosa: “ora cammino e invento/piccole lanterne e preghiere/per rischiarare il buio della casa”.

Nicoletta Nuzzo

 

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Nicoletta Nuzzo per “Le stanze del vento”(SECOP edizioni, 2016) di Elina Miticocchio

Come per un incantesimo della Fata Buona le dita di Elina Miticocchio gemmano rami-parole che portano promesse di fioritura, di stupore dinanzi alla forma che si sprigiona e appare.  Ci sono tre generazioni di donne, la sua, quella della madre e della nonna ad intrecciare l’ordito “dell’essere in volo” dentro ad un vento che sguscia e poi ritorna alle stanze della memoria, un vento che innalza al cielo come in un quadro di Marc Chagall: “se alzo un dito mi raggiungono fenicotteri rosa/mongolfiere e astronavi da farmi girare la testa”.

Il vento-anima toglie peso alla materia che ci atterra nel soffrire: “Vorrei chiudere il cerchio/aprirmi la fronte/farmi adesso acqua e marina.” E non c’è addio nel per sempre dell’infanzia, il padre è per sempre ed Elina sa dove trovarlo: ”Stavi ore e ore nella stanza colma di…

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ritaglio

opera di Roberto Matarazzo

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il tempo lo scrivo
ti conservo negli occhi
viaggi su una nuvola
ed io quasi fossi di neve
mi sciolgo sulla soglia
di una infinita tenerezza

 

In ascolto

acquerello di Simona Visconti

simona

Tu sei dappertutto
Tu solo fai parlare i piccoli
e fai grandi le piccole cose

Come le mie rose dopo il sorgere del sole
Hanno visto la luce aperta nelle spine

brevi

@Anna Silivonchik

anna-silivonchik

Tra i regali del vento trovo le chiavi della mia partenza.
Non cercherò una casa ma una nuvola su cui posare il mio piede e restare
in equilibrio per ricevere una carezza
come questa notte una ventata di fiori
mi ha coperta
e così rinata attraverso il giorno

.

@Claude Mondestin

claude-mondestin

la luce ….quasi un sussurro
volesse il cielo che ne bevessi
sorsi
per galleggiare sospesa
cullata da solo respiro