i miei fogli da Le stanze del vento letti da Nina Maroccolo

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LE STANZE DEL VENTO, Secop edizioni 2016

Eppure una lieve carezza di solitudine e di nostalgia permane nell’opera di Elina. L’incantamento di cui ci fa dono rammenta il volo degli uccelli prima della pioggia: un volo basso, rasente quel sentimento terrestre che pur non sfiorano.

Sembra un ossimoro. Il volo di lassù non è poi tanto diverso dal volo di quaggiù: la differenza è che noi siamo angeli con un’ala soltanto, e sbagliamo come esseri umani, mirando a una perfezione appartenente a molteplici dimensioni – nell’abbraccio.

E i versi di Elina ci sospingono nel canto dell’Angelus mattutino, fra le tinte acquarellate e dolcissime dei paesaggi.
Tutto accade. Come nell’universalità di Emily Dickinson.
Se c’è stata una donna che ci ha illuminato di fermezza, con la sua potente, sommessa indimenticabile voce; la parola sussurrata in un respiro, o in caduta libera; creatura di cielo e di terra: questa donna e poeta è Emily.
Elina si avvicina molto a quel sentire. Anche nel dolore privato, alla sua gnosi.
Ed è Bellezza. E’ preghiera inestinguibile…

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