Mariangela Ruggiu legge Le stanze del vento di Elina Miticocchio

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Le stanze del vento di Elina Miticocchio (Secop edizioni 2016) sono l’invito che l’autrice rivolge ad ogni lettore a percorrere con lei un viaggio interiore alla scoperta dei mondi che ci abitano e di cui siamo, spesso, inconsapevoli.
Sfogliando le pagine ci avvolge un vento ricco di voci, di sorrisi e di tristezze, spesso di silenzio e di attesa, un vento che ci parla con voce femminile, di bambina che si scopre anello di continuità con altre bambine-madri mentre il tempo lascia un segno sempre più nitido del percorso che porta alla consapevolezza di donna.
C’è una donna in germe in ogni bambina e fiorisce mentre quel percorso si riempie di bianco e di colori, di sogni e di suoni, di visioni. Elina Miticocchio dipinge un mondo in cui l’infanzia è bene prezioso, ricco di doni, radice del tempo futuro, e genera il coraggio che fa forti le braccia e il cuore per i domani pesanti che verranno.
Ma non è solo sogno… arrivano anche le ombre che prendono il posto dei ricordi, vanno a riempire lo spazio della memoria, le voci antiche si fanno lontane nel tempo di ieri, allora l’autrice legge la vita come la trama di una tela ricamata di silenzi, scrive il bisogno di conservare le proprie radici, scoprire nei gesti semplici lo scorrere del tempo e l’armonia delle visioni di bambina, consapevole che viene sempre un altro tempo che porta parole che dicono solitudine, dimenticanza, viene la consapevolezza del dolore; bisogna farsi coraggio, entrare nel buio e nella pioggia e percorrerli per poi rinascere, conservando nella mano la traccia, il solco che ci ha accolto, la tenerezza di chi ha scritto per noi un’eredità di gesti e di parole.
Bisogna , prepararsi alla distanza, alle mancanze scandite dagli orologi, quando i sogni diventano di argilla ma ogni tanto lasciano cadere una parola da cui nascono visioni, segni come luci che indicano la strada.
Le visioni diventano ponte, uniscono la terra al cielo, il sogno al bisogno, aprono la porta a nuove consapevolezze. Il vento nasce dalle parole e le accompagna da un tempo all’altro, le parole di bambina ora si aprono ai colori forti di donna, seguono la traccia del tempo vissuto, la magia dei ritorni.
Quando lo spazio si restringe e si perde la strada il vento percorre tutte le stanze che siamo e ci riporta i colori del cielo e un vestito nuovo d’innocenza che dobbiamo adattare al nuovo corpo di noi.
Ci sono momenti solo di silenzio, sembra il dire un esercizio inutile, poi dal silenzio inizia una metamorfosi, la bambina non si accontenta più del bianco, germina il rosso tra le sillabe, il vento porta nuove pagine.
Siamo un alfabeto in codice, c‘è un seme in noi di cui crescendo perdiamo il ricordo, è il filo che ci lega di madre in madre, noi che generiamo figli di parole, e custodiamo nel pugno chiuso il seme dei semi, il mistero del nostro essere per farne vento, o poesia.
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2 pensieri su “Mariangela Ruggiu legge Le stanze del vento di Elina Miticocchio

  1. Il mio grazie Mariangela ti giunga dal cuore. Il cuore di ciascuno di noi è come un grande mare che accoglie, raccoglie e porta i suoi frutti e li sparge. Con la tua nota, sensibile, attenta, hai reso tangibile il percorso letterario e umano che connota questa raccolta, hai lasciato aperte le porte per l’ascolto e l’incontro, doni di cui le tue mani sono piene.

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