Mauro Contini legge Le stanze del vento

copertina

Elina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo, SECOP edizioni 2016

Si può pensare che il vento abbia stanze in cui riposare, placare la sua furia, regolare il suo fischio, dare un senso al suo andare?

Se si è predisposti al sentire poetico, ad una visione che vada oltre le cose, sì,e con risultati sorprendenti.
È così che immagino nasca la magnifica scrittura in versi di Elina Miticocchio, scrittura di rara sensibilità, capace di congiungere gli affetti in un unicum,di abbinare in armonia presenza e mancanza,consuetudine e meraviglia.
Si può partire da un ossimoro, le stanze capaci di imbrigliare il vento, per dar voce ad un altrove, per ospitare tutto ciò che è celato, difforme, eretico rispetto all’ortodossia dei giorni.
È così, nella scrittura di Elina Miticocchio, appare lo stupore nascosto sotto la polvere del già visto,del già vissuto.
Appaiono nel libro,che è molto più di un insieme di poesie, i volti di persone, i profili delle cose modificati dall’intreccio di nostalgia e consapevolezza, quasi una costante che attraversa e supera le epoche.
E’ così che è possibile comprendere come esista una “memoria (che) ha i colori del legno e vola come un’ape”(pag. 32 ), o operare la conta degli angeli, “quanti angeli popolano il giardino/hanno ali limpide dentro i miei occhi” (pag.28), versi di sobria magnificenza, nei quali è facile riscontrare un’eco dickensoniana, o ancora unificare invocazione ed evocazione,”ti chiedo di portarmi/là dove crescono i sogni/là dove tu torni(pag.72), o manifestare una rara gelosia di rispetto,” così ti ho accolto e quasi volevo trattenerti”(pag 85), superiore a qualsiasi ansia di possesso, fosse pure solo per amore.
E’ lento il passo della scrittura poetica,e ha bisogno di una luce soffusa e conciliante,”ora cammino e invento/piccole lanterne e preghiere/per rischiarare il buio della casa” (pag. 71), e ha bisogno di pause,”il mondo si ferma in certi mattini” (pag. 90), di attenzione e custodia,” perché si perdono le parole/inventate/senza vigilie e senza guardie” (pag,104), ed un senso di assenza è capace di guidare i  pensieri ad una visione di nuova purezza, al di là delle incrostazioni del tempo,”alla luce leggerai storie senza alcuna verità” (pag.120).
Si può quindi considerare il fluire dei versi dentro le stanze del vento come la ricerca di un bisogno inespresso,per pudore o assenza di parole,come un ramo spezzato ai piedi dell’albero che cerchi” un’ombra che canti la(mia) appartenenza” (pag.102), e tutta la poesia di Elina,fatta di molteplici solitudini e tenerezze,trovi compagnia e senso anche nell’ombra,” tenendo per mano l’ombra/immersa nel tempo” (pag.124).
Nella “mattina(che) scioglie i silenzi” (pag. 26) cercano asilo le parole,”come l’erba che nasce/perchè ogni volta conosce il prato” (pag. 60), sorprese dal ” bianco infine/che cerca la luce/nel farsi silenzio”(pag.112).
Alla fine della lettura,ripetuta ed amata come le cose care, rimane per l’autrice e la sua umanità rivelata un senso di gratitudine che sconfina in una comune appartenenza,nella casa profonda del senso,luogo d’accoglienza, ritrovo e ristoro nelle stanze del vento, geografia per lo spirito che soffia dove vuole.

4 pensieri su “Mauro Contini legge Le stanze del vento

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