da “La voce delle pietre” di Enza Armiento

copertina

Tuccillo, invece, un sogno ce l’aveva, passava ogni pomeriggio davanti casa mia. Lui voleva volare come un angioletto.
Ogni volta che vedeva passare qualcuno si toglieva il cappello, lo buttava a terra e iniziava ad agitare le braccia come a voler spiccare il volo.
Le persone amavano il suo sogno e partecipavano con occhi pieni di curiosità: aspettavano di vederlo spiccare il volo un giorno o l’altro. Tuccillo vedeva i loro volti contenti e agitava le braccia ancora di più. Lui eseguiva: «Tuccillo, fai l’angioletto»
«Fai l’angioletto» ripeteva e cercava di spiccare voli con le sue braccia assurde, ma quando lo accerchiavano e iniziavano a schernirlo, Tuccillo si sedeva a terra e piangeva e io volevo andargli vicino e dirgli: le tue braccia non sono ali. Tu non potrai mai volare.
La folla lo incitava, invece, e mi allontanava: non volevano perdere il loro passatempo, il dimostrare quanto lui fosse malato. Perché per loro era solo un malato, uno squilibrato. Questa era la bontà che i poveri mostravano! Questi erano coloro che meritavano di entrare nel regno dei cieli.

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tratto da “La voce delle pietre”, Edizioni Smasher 2016

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