Per sempre le estati di San Martino

Lisa Kairos

il grano fatto col vin cotto
il melograno da sbucciare

grani rossi da scaldare a fuoco lento

come l’amore che non vuole perire

tu “per sempre” mentre gli anni

passavano treni del desiderio

luci -dalla ribalta- ci allontanavano

bottoni avvicinavano

ago e filo, cappellini, ciprie

lettere a scrittura cubitale

a farmi compagnia

nei pensionati, in case d’affitto

rari i libri

ed ora ho scritto di te

e “tu” resti a profumare la stanza

Buon Anniversario

Maggie Taylor

Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita. [Jack Kerouac]

Sto camminando da ferma.

Calpesto un grande palcoscenico, zigzagando, a volte soffermandomi il tempo di un respiro.

Mi sorprendo alla vista di grandi bauli e cassapanche.

La curiosità mi spinge ad aprirne uno, trovo una scritta, un colore diverso per ogni lettera a comporre “costruire parole”.

Leggo le voci in altalena scorrere in fila, come attori alle prove generali schiariscono la voce e inventano una sillaba, un suono oppure un canto.

Non scorgo l’ombra del regista ma capisco che è dietro le quinte, osserva ognuno sostare e riprendere il passo, poi il filo del discorso diventa una matassa a più voci.

In bella evidenza mi imbatto in un album fotografico dalle ampie dimensioni e se lo sfoglio ritrovo fiori di cui non so neppure il nome. Poi paesaggi, giardini, particolari oggetti di cui abbiamo (non tutti) dimenticato l’importanza.

C’è poi una cassetta per la posta dove ognuno dei figuranti lascia un saluto o un augurio sincero che fa tanto bene e ristoro.

Infine in una cartella (oh meraviglia!! si è aperta) pagine e pagine di “parole in versi” che vorrei leggere al volo, averne il tempo, la giusta cura, il doveroso rispetto per chi le ha lasciate e non a caso.

Il tempo passa, le lancette inesorabili hanno ripreso a girare. Devo tornare al solito copione e farlo di corsa.

Lascio un inchino cortese al secondo anniversario di nascita di dmksite con un grazie scritto  a stampatello alla padrona di casa.

 18/10/2010

diario

Ronald Ceuppens

Oggi grigio andante con punes di pioggia

mi sveglio che non è ancora giorno

vesto il solito, sorrido alle scarpe rosse

la strada mi osserva tra foglie in caduta

lavoro fino a tardi tra faldoni e ricorsi

poi correre

a trovare le prime vocali

contenute nel tuo nome

racconti della serra, l’albero in ombra

frondoso, rugoso

conversiamo tra i suoi rami.

tac d’orologio

inseguo i miei occhiali
non ricordo dove li ho lasciati
li ritrovo miopi ed insicuri
tra fogli accartocciati

.

sono viva per miracolo
ho difeso un ragazzo dalle sue ombre
sono scesi dall’auto, volevano picchiarlo
mi hanno gridato di farmi i fatti miei
ho temuto per le nostre vite
poi sono andati via quegli occhi vili

.

soccorsa da una voce di pietra

ho proseguito il cammino.

Oggi nessuna scossa tutto riprende

Jamie Heiden

la memoria già scolora

il gomitolo di lana tra le mani

lo stringevi al petto quasi una reliquia

lasciami avvolgere un giorno ancora

in tua compagnia fammi restare

ed io a dirti non possiamo restare sotto il tavolo

e tu allora vai a prendere gli spartiti, fai presto

eccoli gli spartiti, in ordine

ora andiamo, si fa sera

le ho dato il braccio

appena la porta si è chiusa si è stretta nella giacca

ora sei di casa figlia mia

non ho avuto il coraggio di dirle che non sono

la visione che torna e vive la mente

ci siamo avviate in fretta lungo il cortile

ciascuna senza fogli di via

17 settembre 2010

Mia madre lo aveva disegnato

un angelo di poco tempo

le fa-ceva compagnia

nel giorno del mercato aveva comprato

a buon prezzo una stoffa fiorita

la nonna la tagliava con mani sicure

e pensava che non si era mai visto

un angelo a primavera finita

restavano da cucire le maniche

ripose ago e filo

il giorno dopo prese la tovaglia regalo di nozze

la scucì per ricavare mani e braccia d’argento

ora potevo indossarlo

per un giorno fui l’angelo dalle trecce nere

eccomi, ho una sottile nausea

Fotografia di Mario Bressan e mio testo

*

a scorrere le ore

vestite di grafia

riottosa, poco lineare

stento a credere al canto

scavato nella pietra di questa Daunia

poiché il campo ha concesso grano e un sogno

senza chiedere permesso

l’ha spinto nel ventre

acqueo si prepara il sole, aguzza il raggio

sillaba fino a notte

una luna e quattro stelle

 27/07/10

Ci sono voci

che non vorrei mai perdere

al telefono risuona la distanza

sguardi incollati alla plastica

di una tovaglia lavabile

vorrei che sappiano

le une e gli altri

chi è loro testimone.