A Sylvia Plath – omaggio di Sonia MariaLuce Possentini

Io sono verticale ( 1961)
“Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.
Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.”(S.Plath)

Immagine di Sonia MariaLuce Possentini

nel sonno

ho immaginato

un mondo sereno

semplice, fiducioso

e le parole erano

silenzi d’argento

ed io stavo con te

prima che mi chiedessi

di sparire

Ho sognato

Josephine Ryan

Josephine Ryan

Ho sognato di guardare il cielo, nient’altro che il cielo e poi ci sono cascata dentro. Mi sono persa nei nascondigli delle nuvole, nella loro pancia di ovatta.
Accucciata in un lembo, ho sentito la mia piccolezza.
Ora sono sveglia e mentre scrivo guardo un pezzetto di cielo e sono non piu’ materia di sogno ma anima spirituale in ascolto.

Mauro Contini legge Le stanze del vento

copertina

Elina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo, SECOP edizioni 2016

Si può pensare che il vento abbia stanze in cui riposare, placare la sua furia, regolare il suo fischio, dare un senso al suo andare?

Se si è predisposti al sentire poetico, ad una visione che vada oltre le cose, sì,e con risultati sorprendenti.
È così che immagino nasca la magnifica scrittura in versi di Elina Miticocchio, scrittura di rara sensibilità, capace di congiungere gli affetti in un unicum,di abbinare in armonia presenza e mancanza,consuetudine e meraviglia.
Si può partire da un ossimoro, le stanze capaci di imbrigliare il vento, per dar voce ad un altrove, per ospitare tutto ciò che è celato, difforme, eretico rispetto all’ortodossia dei giorni.
È così, nella scrittura di Elina Miticocchio, appare lo stupore nascosto sotto la polvere del già visto,del già vissuto.
Appaiono nel libro,che è molto più di un insieme di poesie, i volti di persone, i profili delle cose modificati dall’intreccio di nostalgia e consapevolezza, quasi una costante che attraversa e supera le epoche.
E’ così che è possibile comprendere come esista una “memoria (che) ha i colori del legno e vola come un’ape”(pag. 32 ), o operare la conta degli angeli, “quanti angeli popolano il giardino/hanno ali limpide dentro i miei occhi” (pag.28), versi di sobria magnificenza, nei quali è facile riscontrare un’eco dickensoniana, o ancora unificare invocazione ed evocazione,”ti chiedo di portarmi/là dove crescono i sogni/là dove tu torni(pag.72), o manifestare una rara gelosia di rispetto,” così ti ho accolto e quasi volevo trattenerti”(pag 85), superiore a qualsiasi ansia di possesso, fosse pure solo per amore.
E’ lento il passo della scrittura poetica,e ha bisogno di una luce soffusa e conciliante,”ora cammino e invento/piccole lanterne e preghiere/per rischiarare il buio della casa” (pag. 71), e ha bisogno di pause,”il mondo si ferma in certi mattini” (pag. 90), di attenzione e custodia,” perché si perdono le parole/inventate/senza vigilie e senza guardie” (pag,104), ed un senso di assenza è capace di guidare i  pensieri ad una visione di nuova purezza, al di là delle incrostazioni del tempo,”alla luce leggerai storie senza alcuna verità” (pag.120).
Si può quindi considerare il fluire dei versi dentro le stanze del vento come la ricerca di un bisogno inespresso,per pudore o assenza di parole,come un ramo spezzato ai piedi dell’albero che cerchi” un’ombra che canti la(mia) appartenenza” (pag.102), e tutta la poesia di Elina,fatta di molteplici solitudini e tenerezze,trovi compagnia e senso anche nell’ombra,” tenendo per mano l’ombra/immersa nel tempo” (pag.124).
Nella “mattina(che) scioglie i silenzi” (pag. 26) cercano asilo le parole,”come l’erba che nasce/perchè ogni volta conosce il prato” (pag. 60), sorprese dal ” bianco infine/che cerca la luce/nel farsi silenzio”(pag.112).
Alla fine della lettura,ripetuta ed amata come le cose care, rimane per l’autrice e la sua umanità rivelata un senso di gratitudine che sconfina in una comune appartenenza,nella casa profonda del senso,luogo d’accoglienza, ritrovo e ristoro nelle stanze del vento, geografia per lo spirito che soffia dove vuole.

Non sei sola

Illustrazione creata dall’artista Ileana Visigalli sulle mie parole

Ileana

Ricorda il suono del vento
mentre stringi tra le dita
il fiore della tenerezza
Sostieni il peso
delle lacrime che rigano
il viso
Non sei sola
Ci sono gli angeli
ci sollevano

Nel bianco e nel verde

Photography by Katia Chausheva
Copyright © Katia Chausheva

Katia Chausheva

Nel bianco che affolla la mente
nel verde che la congiunge al cuore
apro le porte al mio giardino
un luogo semplice e profondo
in cui corro coi pensieri
nel folto delle paure
nella pena del buio

.

Raccontami la nostalgia
il canto dei prodigi
lo scrigno è ancora colmo

pochi petali per sfogliare
un sogno di madreperla

.

Al risveglio sto sulla porta
ho reliquie di favole
ancora mi tingono gli occhi
vorrei portarle al tuo sguardo
in un fazzoletto di stoffa buono
il mio sfiorato dono

.

rifiorire
ripiantarsi ogni giorno
nel sole e nelle stelle
nel pianto nel sorriso
ritrovarsi foglia rossa
mossa al passaggio
del vento che sillaba
la bocca

Elina Miticocchio

Grazie a Cristina Bove per avermi voluta come ospite del blog “Il giardino dei poeti”

il giardino dei poeti

Le stanze di elina miticocchioElina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo
SECOP edizioni 2016

Io sono qui

Sotto di me vedo passare uomini solitari

Nessuno incrocia il mio sguardo

Il mio sguardo è una preghiera per il mondo

e per il prato

Sul prato un giorno vorrò stendermi

a braccia piccole e aperte

chiamerò il cielo

senza parole, senza domande

Non avrò stanze di solitudine

Solo nel viaggio il saluto

e un segreto al posto del buio

Sarà compimento

(pag. 57)

Sono nata sull’acqua

Sono nata sull’acqua

protetta, odorosa di fiori innocenti

quasi dipinta nel semicerchio di un arcobaleno

la mia prima stanza è stata mia madre

la sua paura che non vedessi la luce

avevo sete di terra e di foglie

– non ho avuto figlie

trasparenze che ho acceso

come passaggi lunari

ora cammino e invento

piccole lanterne e preghiere

per rischiarare il buio della casa

(pag…

View original post 633 altre parole

Elina Miticocchio, poesie da Le stanze del vento

Poesie da Le stanze del vento (Secop edizioni 2016 – prefazione Angela De Leo) e nota di commento di Anna Maria Curci

Poetarum Silva

miticocchio_stanze

Elina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo, SECOP edizioni 2016

Le stanze del vento trova nella  mano che ne tratteggia linee e ne dipinge, alterna e sfuma i colori l’unitarietà della visione poetica di Elina Miticocchio, che, raccolta dopo raccolta, sta vivendo  una progressiva maturazione. Lo sguardo percepisce i moti dell’animo ‘al cospetto delle cose’, anche i più lievi, quasi impercettibili; rievoca e ricostruisce l’universo bambino,  con il costante alternarsi e fondersi di nostalgia e anelito fiducioso. Dai quattro elementi, tra i quali l’aria e l’acqua rivestono un ruolo di primo piano, scaturisce l’energia che anima i versi. Non preoccupazioni di metrica sono il soffio dei versi, ma una tensione costante ad afferrare e condensare l’attimo dell’impressione ‘felice’, ovvero piena. Più che musicale, dunque, è una poesia figurativa, con una predilezione, pare a chi legge, della tecnica dell’acquerello. La ricerca della luce è da intendersi…

View original post 422 altre parole

“Le stanze del vento”

E basta la luce di una lanterna per vedere il disegno delle tracce scomposte, c’è cura e fiducia e preghiera in “un poco” che è particella che illumina ogni cosa: “ora cammino e invento/piccole lanterne e preghiere/per rischiarare il buio della casa”.

Nicoletta Nuzzo

 

copertina-di-le-stanze-del-vento

Nicoletta Nuzzo per “Le stanze del vento”(SECOP edizioni, 2016) di Elina Miticocchio

Come per un incantesimo della Fata Buona le dita di Elina Miticocchio gemmano rami-parole che portano promesse di fioritura, di stupore dinanzi alla forma che si sprigiona e appare.  Ci sono tre generazioni di donne, la sua, quella della madre e della nonna ad intrecciare l’ordito “dell’essere in volo” dentro ad un vento che sguscia e poi ritorna alle stanze della memoria, un vento che innalza al cielo come in un quadro di Marc Chagall: “se alzo un dito mi raggiungono fenicotteri rosa/mongolfiere e astronavi da farmi girare la testa”.

Il vento-anima toglie peso alla materia che ci atterra nel soffrire: “Vorrei chiudere il cerchio/aprirmi la fronte/farmi adesso acqua e marina.” E non c’è addio nel per sempre dell’infanzia, il padre è per sempre ed Elina sa dove trovarlo: ”Stavi ore e ore nella stanza colma di…

View original post 99 altre parole