Lancia i dadi, apri la porta

T. Setowski

altalenava la parola elastica

di vecchio grammofono tra pendoli a cucù

chi  il pittore del vasto scenario

chi moltiplicava stelle e le chiamava rose

una rosa al vento, una canna sferzata dalla neve

un treno lanciato in velocità alla luce di lanterna

magica ombra capovolta il cinguettio

il passo leggero tra i rami d’albero antico

e pioggia a bagnare il cuore

un tonfo di sasso nell’acquario

la fuga intrappolata di un segno sul foglio

sottile transito tra pareti di pietra

e gigli di mare.

Un intervallo il tempo della pagina

un vago asse, un punto

dentro il mio quaderno degli ap-punti.

*

di seguito la pagina dell’incontro

http://fernirosso.wordpress.com/2008/03/26/e-s-componendosi-che-si-ri-compone/

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4 pensieri su “Lancia i dadi, apri la porta

  1. …effettivamente le rose hanno qualcosa di stelle, forse perché entrambe per me rievocano il cielo ed i sogni…belli i versi e ricchi d’immagini ed emozioni…poi, come ho letto nei commenti, ad unire e richiamare ci sono passi brevi come sassi e sempre belli :-)!! un abbraccio a ciascuna

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