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foto di Romina Dughero

sono gli interminabili, muti controcanti dedicati alla bellezza

racchiusa in un orto, rovesciata dalla neve,

bianca come geranio al davanzale di aprile anni fa

e ancora echeggia la voce e dice casa

La gemma che rilascia piano l’antico riverbero

quello delle stelle notturne e viceversa

delle strane linee degli occhi, dei rosmarini…

– i prati filati di voci, ricordi la gioia degli azzurri?

ricordo la gloria degli ulivi quando l’argento ti sfiorava il viso

e la presenza, tutte le parole…

Notturna l’ora che adombra le cose e le riposa

come le giostre che coprono le doglie

o le ginestre tra sassi e grida

silenzio e porta tra veglia e sonno

piccolo salto in luce è

l’angolo di strada che sta alla sinistra

l’occhio sostiene le schegge del vetro

la mano a segnare l’impronta.

*

improvvisando con Sebastiano A. Patanè

 

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